Scuola Romana Il movimento artistico del Novecento
La Scuola Romana, il movimento artistico che ha rivoluzionato l’arte italiana tra gli anni ‘20 e ‘40 del Novecento. Nata a Roma in un contesto di fermento culturale e tensioni politiche, questa “scuola” non fu un gruppo formale, ma un vivace cenacolo di artisti che fusionarono l’eredità classica romana con linguaggi moderni post-cubisti e primitivi.
Influenzata dal regime fascista ma spesso in opposizione alla sua retorica, la Scuola Romana promosse un’arte intima, inquieta e anti-retorica, con ritratti, nature morte e paesaggi urbani carichi di emotività. Esploriamo la sua storia, i protagonisti e le opere iconiche.
La Storia della Scuola Romana
La Scuola Romana emerse negli anni ’20 a Roma, in un periodo di transizione post-bellica e ascesa del fascismo. Non si trattò di una scuola accademica rigida, ma di un gruppo di artisti legati da affinità stilistiche e ideali, attivi tra il 1928 e il 1945 circa. La fine arrivò gradualmente dopo il 1945, con l’ascesa dell’astrattismo informale e l’impatto della guerra, che disperse i talenti.
Il termine fu coniato dal critico francese Waldemar George nel 1933, durante una mostra a Parigi alla Galerie Bonjean, dove esordirono Corrado Cagli, Giuseppe Capogrossi, Emanuele Cavalli e Ezio Sclavi.
Waldemar parlò di “jeune École de Rome”, etichetta che gli artisti abbracciarono per distinguersi dal Novecento milanese di Margherita Sarfatti e dal realismo fascista ufficiale.
La Scuola d’arte degli Orti Sallustiani
Le origini risalgono al 1922, quando Felice Carena aprì una Scuola d’Arte privata in Piazza Sallustio 19, frequentata da futuri protagonisti come Capogrossi, Cavalli e Fausto Pirandello.
Le origini della Scuola Romana
Questi giovani si formarono condividendo studi e dibattiti, influenzati da maestri come Roberto Longhi e da correnti europee (post-cubismo, primitivismo). Il contesto romano – con i suoi rioni storici, rovine antiche e demolizioni urbane – divenne musa ispiratrice, contrapposta alla propaganda imperiale.
Influenzata dal regime, ma spesso insofferente, produsse opere che esploravano l’intimità quotidiana, l’inquietudine sociale e un ritorno all’antico filtrato dalla modernità.
Caratteristiche della Scuola Romana
Pur nella varietà dei linguaggi espressivi, la definizione comune di Scuola Romana trova la sua motivazione in alcuni elementi di continuità determinanti:
- il legame profondo con la Città Eterna,
- il culto del “mestiere” e della sperimentazione,
- una profonda insofferenza verso l’idea di arte come espressione di un regime.
Forse, come reazione alla retorica dilagante, le opere di questi artisti mostrano realtà intime e a volte dimesse, cariche di sguardi inquieti.
Raccontano una Roma nascosta e sconosciuta, intrisa di miti antichi e di suggestioni barocche.
Una Roma malinconica pur nella continua trasformazione verso la modernità, una città al crepuscolo, che stava per sparire sotto i colpi del “piccone risanatore”, le famose Demolizioni di Mario Mafai e Afro Basaldella.
I luoghi degli artisti della Scuola Romana
Negli anni Trenta la comunità artistica e culturale della Scuola Romana si affermò attraverso mostre nelle gallerie private:
Galleria di Roma
Inaugurata nel 1937 con un omaggio a sedici maestri italiani (da Boccioni a De Chirico), la Galleria di Roma fu un hub espositivo vitale per gli artisti della Scuola Romana, spazio di mostre innovative e dibattiti creativi.
Galleria della Cometa
Aperta nel 1935 da Corrado Cagli e Libero de Libero, sotto l’egida di Pecci-Blunt, la Galleria della Cometa cuore del tonalismo romano, ospitò 36 mostre in tre anni, diventando un polo per talenti emergenti della Scuola Romana come Mafai e Scipione.
Caffè Aragno
Il Caffè Aragno, lo storico locale in via del Corso, con la leggendaria “terza saletta” come sancta sanctorum culturale, era il ritrovo quotidiano di artisti, scrittori e intellettuali della Scuola Romana nei primi tre decenni del Novecento.
Caffè Greco
Fondato nel 1760 a Piazza di Spagna, il Caffè Greco era il tempio bohémien e cosmopolita dell’arte, dove i pittori della Scuola Romana si confrontavano su visioni e tecniche tra caffè e chiacchierate infinite.
Villa Strohl Fern
Complesso di atelier immerso nei giardini di Villa Borghese, Villa Strohl Fern fu un rifugio condiviso per artisti come Trombatori, Mafai, Raphaël e Scipione, dove la Scuola Romana fiorì in un’atmosfera di libertà creativa e ispirazione quotidiana
Sono tutti luoghi dislocati in un’area circoscritta tra il centro storico e i rioni Monti, Pinciano e Villa Borghese.
Scrisse il critico e poeta Libero De Libero ricordando quegli anni:
“Quella fu la nostra grande stagione di amicizia”.
“La poesia aveva il sopravvento su qualunque bisogno, non c’era un solo ostacolo tra noi e i fatti dell’arte, tra le cose e noi”.
I pittori della Scuola Romana
Gli artisti riconducibili alla Scuola romana sono molti e diverse sono le correnti a cui appartengono.
I pittori del Realismo magico
ll Realismo magico nell’arte italiana, emerso negli anni ’20-’30 a Roma, fonde la rappresentazione precisa e quotidiana della realtà con un’aura misteriosa e atemporale, influenzata dalla Scuola Romana e da echi metafisici, opponendosi alla retorica fascista con un’intimità sospesa e introspettiva.
Massimi esponenti: Antonio Donghi (Roma 1897–1963), Francesco Trombadori (Siracusa 1886–Roma 1961), Riccardo Francalancia (Assisi 1886–Roma 1965) e Ferruccio Ferrazzi (Roma 1891–1978). Nei loro dipinti, la realtà delle cose e delle persone è rappresentata con dettagli meticolosi, ma sommersi in atmosfere senza tempo.
Egidi MadeinItaly opere in galleria
Nel nostro catalogo prodotti sono presenti due opere certificate di Antonio Donghi: Via del Lavatore e un acquerello con Paesaggio.
I artisti della Scuola di via Cavour
La Scuola di Via Cavour è un nucleo informale della Scuola Romana, sorto negli anni ’20 a Roma, che unisce realismo dettagliato e introspezione poetica: nei dipinti, oggetti e figure umane emergono con fedeltà quasi tattile, ma sospesi in atmosfere eteree e senza tempo, lontane dalla retorica fascista. Il nome deriva dal palazzo di Via Cavour dove abitavano e operavano i fondatori; i massimi esponenti sono Mario Mafai (Roma, 1902-1965), Antonietta Raphaël (Kaunas 1895 – Roma 1975) e Scipione (Macerata 1904 – Arco 1933), che ne costituirono il primo gruppo di rinnovamento artistico.
Gli artisti tonali
I pittori tonali della Scuola Romana, emersi negli anni ’30, rappresentano una corrente intima e anti-retorica che privilegia le vibrazioni cromatiche e luministiche, con pennellate fluide e atmosfere sospese, fondendo realismo quotidiano e tocchi astratti per catturare l’essenza emotiva della realtà romana, in contrasto con l’ufficialità fascista.
Massimi esponenti: Corrado Cagli (Ancona 1910 – Roma 1976), Giuseppe Capogrossi (Roma 1900 – 1972), Emanuele Cavalli (Lucera 1904 – Firenze 1981), Roberto Melli (Ferrara 1885 – Roma 1958) e Guglielmo Janni (Roma 1892 – 1958). La loro attenzione è concentrata sul rapporto luce-colore-spazio.
I pittore realisti
I pittori realisti della Scuola Romana, emersi a ridosso della Seconda guerra mondiale, svilupparono un linguaggio “realista” impulsivo e crudo, catturando la realtà quotidiana con pennellate espressive e un’attenzione alla sofferenza sociale, in opposizione al formalismo precedente e influenzati dal neorealismo post-bellico.
Massimi esponenti: Alberto Ziveri (Roma 1908–1990), Fausto Pirandello (Roma 1899–1975), Renato Guttuso (Bagheria 1911–Roma 1987) e Renzo Vespignani (Roma 1924–2001), le cui opere ritraggono scene urbane e umane con vitalità drammatica e immediatezza emotiva.
Gli scultori della Scuola Romana
Gli scultori della Scuola Romana, emersi tra gli anni ’20 e ’40 nel fermento culturale di Roma, reinterpretarono la tradizione classica con un linguaggio moderno e anti-retorico, influenzato dal fascismo ma dedito a forme espressive e intime: opere in bronzo, marmo o terracotta che catturano il corpo umano e l’ambiente urbano in un realismo poetico e sospeso.
I massimi esponenti furono Antonietta Raphaël (Ancona 1898–Roma 1987), ebrea lituana naturalizzata italiana, pioniera con sculture femminili e materne di grande emotività; Marino Mazzacurati (Roma 1907–1969), maestro del bronzo con figure dinamiche e urbane; Pericle Fazzini (Grottammare 1913–Roma 1987), noto per monumenti espressivi come la “Resurrezione” in bronzo; Mirko Basaldella (Udine 1910–Roma 1969), innovatore astratto-informale con legami romani; Leoncillo Leonardi (Montelupone 1916–Roma 1967), ceramista e scultore di forme organiche e terracotte vitali.













