La Scuola di via Cavour nasce a Roma alla fine degli anni Venti dall’incontro fra Mario Mafai, Antonietta Raphaël e Scipione. Tre personalità diverse, unite dall’amicizia e dal desiderio di dare alla pittura una voce libera e personale.
La loro esperienza costituisce uno dei nuclei originari della Scuola Romana. Nella casa studio di Mafai e Raphaël, il lavoro quotidiano si intreccia alla vita familiare e al confronto con artisti e scrittori.
La casa studio e il nome della Scuola di via Cavour
Nel 1927 Mafai e Raphaël si stabiliscono al numero 325 di via Cavour. L’appartamento diventa presto un luogo d’incontro per Scipione, Renato Marino Mazzacurati e diversi letterati, fra cui Giuseppe Ungaretti e Leonardo Sinisgalli.
Tra il 1928 e il 1929, il sodalizio raggiunge una particolare intensità. Nel 1929 Roberto Longhi introduce la definizione Scuola di via Cavour, recensendo la Prima Sindacale del Lazio. Il nome identifica una vicinanza di esperienze e sensibilità, senza indicare una scuola con un insegnamento organizzato.
Mario Mafai e Scipione
L’amicizia tra Mario Mafai e Scipione risale al 1924. I due frequentano la Scuola libera del nudo dell’Accademia di Belle Arti di Roma. Inoltre, approfondiscono lo studio della pittura nella Biblioteca di Storia dell’Arte di Palazzo Venezia.
Da questa ricerca condivisa nascono percorsi personali. Mafai sviluppa un’attenzione sempre più intensa per la luce e per i rapporti tra i colori. Scipione, invece, dà forma a un universo visionario, nel quale figure e luoghi romani acquistano una forte tensione espressiva.
La rocambolesca vita di Antonietta Raphaël
L’arrivo di Antonietta Raphaël a Roma porta nel gruppo un’esperienza culturale diversa. Nata in Lituania, l’artista trascorre la giovinezza a Londra, dove studia musica. Dopo un soggiorno a Parigi, raggiunge Roma e intreccia con Mafai un lungo sodalizio artistico e affettivo.
La sua formazione internazionale contribuisce alla libertà espressiva del gruppo. Nei dipinti, memorie personali e invenzione si incontrano attraverso un colore vivace e forme lontane dalla regolarità accademica. Negli anni successivi, la scultura assume un ruolo centrale nella sua ricerca.
Il contributo di Raphaël va quindi riconosciuto nella sua autonomia di pittrice e scultrice, oltre che nel dialogo con Mafai e Scipione.
Un linguaggio libero tra colore e visione
La pittura espressionista romana trova in queste ricerche una delle sue esperienze più intense. Il colore interpreta gli stati d’animo; le forme possono allontanarsi dalla somiglianza per esprimere inquietudine, affetto o memoria. Rispetto alle tendenze più classiciste del periodo, gli artisti di via Cavour privilegiano una visione personale. Tuttavia, ciascuno conserva una propria voce, che si trasforma nel tempo.
Anche le opere degli anni Quaranta riprodotte nell’articolo raccontano questa evoluzione. Vanno dunque osservate come sviluppi successivi alla stagione iniziale del gruppo.
Roma e la memoria dei luoghi
Roma accompagna questa esperienza come luogo di vita, di lavoro e di immaginazione. La casa studio scompare durante le trasformazioni urbanistiche dei primi anni Trenta. Le vedute e le immagini della città conservano così anche la memoria di luoghi destinati a cambiare.
Negli anni successivi, Mafai affronta direttamente il tema delle demolizioni. La sua pittura registra il mutamento urbano e gli conferisce una dimensione emotiva, fatta di silenzi, luce e tracce di vita quotidiana.
Scoprire e collezionare l’arte del Novecento
La Scuola di via Cavour offre una chiave preziosa per avvicinarsi all’arte italiana tra le due guerre. Conoscere gli artisti, osservare le opere e ricostruirne la storia rende più consapevole anche il percorso di un collezionista.
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Egidi MadeinItaly opere in galleria
Il catalogo di Egidi MadeinItaly presenta due opere su carta di Antonietta Raphaël. Alberi (1956) è un disegno ad inchiostro e acquerello, firmato e datato, con l’indicazione del luogo di esecuzione: «Raphael, Abbadia 15.8.56». A questo si affianca una litografia in prova d’autore, firmata a matita e recante l’iscrizione «Roma 70».
Un Nudo femminile su carta di Marino Renato Mazzacurati.









