Mimmo Rotella (Catanzaro, 1918 – Milano, 2006)
Si trasferisce a Roma nel 1945, frequenta la giovane avanguardia costituita dagli esponenti del Gruppo Forma 1 (Carla Accardi, Ugo Attardi, Pietro Consagra, Piero Dorazio, Mino Guerrini, Achille Perilli, Antonio Sanfilippo e Giulio Turcato).
Dopo gli esordi figurativi e le prime sperimentazioni, inizia a dipingere quadri astratto-geometrici ispirati alle opere di Vasilij Kandinskij e Piet Mondrian.
Nel 1950 espone a Parigi al Salon des Réalités Nouvelles.
Nel febbraio 1951 partecipa alla mostra “Arte astratta e concreta in Italia – 1951” organizzata da Palma Bucarelli e Giulio Carlo Argan alla Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea di Roma.
Nel 1951 riceve una borsa di studio dalla Fondazione Fulbright che gli permette di recarsi negli Stati Uniti come “Artist in Residence” presso l’Università di Kansas City. Nel 1952 tiene la sua seconda mostra personale alla William Rockhill Nelson Gallery of Art di Kansas City.
Nel 1953 si rende conto che il mezzo pittorico non è più adatto all’espressione della sua poetica e ha improvvisamente quella che definisce una “illuminazione zen”: la scoperta del manifesto pubblicitario come espressione artistica.
Il décollage di Mimmo Rotella
Nasce così il décollage: Rotella prende pezzi di manifesti strappati per strada dai muri di Roma e li incolla sulla tela, poi li rielabora in studio, adottando il collage dei cubisti e contaminandolo con elementi mutuati da una matrice informale vicina a Hans Arp e Jean Fautrier e con il ready-made dadaista.
Sempre nel 1955, Carlo Cardazzo organizza una mostra interamente dedicata al décollage e al retro d’affiches nella sua Galleria del Naviglio a Milano.