Fu il critico francese Michel Tapie a introdurre il termine arte informale nel 1951, durante le mostre Véhémences confrontées (Galerie Nina Dausset, Parigi) e Signifiants de l’informel (Studio Faccheti, Parigi).

Abbozzò la teoria nel 1952 in Un art autre, in particolare in relazione ai pâté di Dubuffet, Fautrier e Wols prima che il termine fosse coniato e una figura mitica attorno alla quale si basavano le mostre di questa tendenza organizzate da Bryen e Mathieu dal 1947-1948.

Gli approcci di questi pittori, sebbene diversi, condividono alcune caratteristiche:

  • rifiuto della costruzione premeditata,
  • spontaneità dell’esecuzione,
  • abbandono alle virtù del gesto e alle proprietà fisiche della materia.

Si potrebbe distinguere un’arte informale con una tendenza figurativa (Dubuffet, Fautrier e Wols).

Una tendenza aniconica (Hartung, altra figura di riferimento, Soulages, Schneider, Atlan, Bryen, Michaux, o gli Automatisti canadesi, Riopelle, Borduas, Leduc), che è più o meno identica alla definizione gestuale dell’astrazione lirica.

L’arte informale si sviluppò nel decennio tra gli anni Cinquanta e Sessanta. Si pose in contrapposizione con qualsiasi cosa avesse una forma, sia figurativa che puramente astratta.

Una caratteristica dell’arte informale, oltre all’invenzione di nuove tecniche pittoriche , è l’uso di materiali inediti, considerati dagli artisti i veri protagonisti delle opere. Le tele di Burri, la plastica e i legni bruciati, ma anche i buchi di Fontana.

Piero Dorazio
Piero Dorazio

Afro Basaldella, Karel Appel esponente del gruppo CoBrA, Enzo Archetti,  Edmondo Bacci, Mario Ballocco, Enrico Baj, Renato Birolli, Agostino Bonalumi, Daniele Bongiovanni, Alberto Burri, Giuseppe Capogrossi, Arturo Carmassi, Roberto Crippa, Piero Dorazio, Lucio Fontana, Hans Hartung, Piero Manzoni, George Mathieu, Joan Mirò, Tancredi Parmeggiani,  Achille Perilli, Serge Poliakoff, Piero Raspi, Jean-Paul Riopelle, Giuseppe Santomaso, Emilio Scanavino, Giulio Turcato, Victor Vasarely, Emilio Vedova.