La Scuola Romana e la memoria della città scomparsa

Negli anni Trenta, Roma visse una delle più radicali trasformazioni urbanistiche della sua storia. Gli sventramenti voluti dal Governo italiano cancellarono interi quartieri, strade e antiche architetture, modificando per sempre il volto della Capitale. Sotto i colpi dei picconi scompariva una Roma secolare, fatta di vicoli, palazzi e luoghi profondamente radicati nella memoria della città.

Di quella stagione di distruzioni, gli artisti della Scuola Romana furono testimoni sensibili e interpreti straordinari. Attraverso i loro dipinti, le demolizioni divennero non soltanto la cronaca di un cambiamento urbanistico, ma anche il racconto di una città che perdeva parte della propria identità. Le loro opere conservano ancora oggi le immagini, le atmosfere e la memoria di una Roma irrimediabilmente scomparsa.

La Scuola di via Cavour – Antonietta Raphaël
Veduta di Roma da via Cavour – Antonietta Raphaël

 Il termine Demolizioni

Il termine Demolizioni si riferisce agli sventramenti subiti dalla città di Roma dal 1924 al 1940. Nel 1935 il Governo italiano e la Santa Sede si accordano per affidare i lavori al Governatorato di Roma, che incarica gli arch. Marcello Piacentini e Attilio Spaccarelli di studiare i possibili  interventi. Con l’approvazione del progetto da parte di Mussolini e di papa Pio XI, si dà avvio alle demolizioni.

 Le demolizioni viste dalla Scuola Romana e dalla Scuola di via Cavour

 Gli artisti della Scuola Romana e in particolare quelli della Scuola di Via Cavour avevano in comune una profonda insofferenza verso l’idea di arte come espressione di regime. 

Sono stati testimoni oculari dei cambiamenti che stavano trasformando la città di Roma. Hanno usato la loro arte per immortalare un passato che stava scomparendo sotto i loro occhi, a causa dello Sventramento del centro storico. 

Pittura di cronaca

Il tema Demolizioni si presenta come una pittura di cronaca, termine che trasmette sentimenti e presagi e permette di raccontare una Roma nascosta e sconosciuta, intrisa di miti antichi e di suggestioni barocche.

Una Capitale malinconica pur nella continua trasformazione verso la modernità, una città al crepuscolo che stava per sparire sotto i colpi del “piccone risanatore”, questo rappresentano le famose Demolizioni di Mario Mafai, Giovanni Omiccioli, Caterina Katy Castellucci, Eva Quajotto e Afro Basaldella.

 Le opere principali della Scuola Romana sulle Demolizioni

Il tema Demolizioni è stato trattato ampliamente dagli artisti della Scuola Romana. Le opere principali della Scuola Romana sul tema Demolizioni sono opere di grande fascino, che trasmettono nostalgia mista a dolore.

Il tema Demolizioni di Roma

Negli anni Trenta, le trasformazioni urbanistiche modificarono profondamente il volto di Roma. Gli interventi coinvolsero le aree del Campidoglio e dei Fori, oltre ad alcuni settori della città rinascimentale e barocca.

Furono così abbattuti numerosi edifici sorti nel corso dei secoli. Ne derivò una perdita irreversibile per la continuità del tessuto urbano storico.

Gli artisti che raccontarono le trasformazioni di Roma

Molti artisti romani o residenti nella Capitale si dedicano alla pittura di paesaggio urbano rappresentando una parte della città medievale distrutta per far posto alla Roma fascista.

Tra i pittori ricordiamo Orazio Amato, Orfeo Tamburi, Duilio Cambellotti, Norberto Pazzini, Francesco Ferraresi, Elisabetta Mayo D’Aloisio, Amedeo Bocchi, Erminio Loy, Giulio Aristide Sartorio e Antonio Barrera tutti artisti che hanno assistito alla trasformazione culturale e paesaggistica di Roma.

Amedeo Bocchi

Pittore divisionista italiano di spicco Amedeo Bocchi (Parma, 1883 – Roma, 1976), figlio del maestro Federico Bocchi, si forma all’Istituto di Belle Arti di Parma sotto Cecrope Barilli, affinando uno stile luminoso influenzato da Segantini e Previati.

Amedeo Bocchi a Roma

Nel 1902, il trasferimento a Roma segna l’inizio del suo periodo romano, dove frequenta la Scuola Libera del Nudo all’Accademia di Belle Arti, immergendosi nel fermento della Scuola Romana e incontrando figure come Antonio Mancini. Durante questo arco creativo, realizza opere iconiche come Le tre Marie (1910), che gli valgono il plauso critico e l’esposizione alla Biennale di Venezia, fondendo divisionismo e temi sacri in un’atmosfera eterea e simbolica. Il periodo romano di Amedeo Bocchi consolida il suo lascito nell’arte italiana del Novecento, con ritratti e paesaggi che esplorano luce e spiritualità, celebrati in mostre retrospective e quotazioni in ascesa per collezionisti contemporanei.

Amedeo Bocchi su Egidi MadeinItaly
Sole d’inverno Amedeo Bocchi

Eva Quajotto

Pittrice e scrittrice italiana di origini nobili, Eva Quajotto (Mantova, 1903 – Vallerano, 1952), si appassiona all’arte negli anni ’20 come allieva di Pietro Focardi a Gardone Riviera, affinando un stile lirico e intimista influenzato dal realismo poetico della Scuola Romana.

Eva Quajotto e il trasferimento a Roma

Nel 1928, il trasferimento a Roma segna l’inizio del suo periodo romano, immersa nel fermento urbanistico fascista, dove documenta con sensibilità le trasformazioni della città eterna attraverso tele che catturano luci e ombre di un mondo in mutazione. Le sue opere iconiche sulle demolizioni di Roma, come Demolizioni intorno all’Augusteo (1937, olio su compensato) e Demolizioni al Lungotevere Marzio (1930-1936), evocano malinconia e perdita, ritraendo rovine e operai in un’atmosfera sospesa tra modernità e memoria storica, esposte alla Quadriennale di Roma.  Il periodo romano di Eva Quajotto e le sue opere sulle demolizioni di Roma continuano a ispirare studi sull’arte femminile del Novecento, con retrospettive che ne celebrano il lascito poetico e le quotazioni in ascesa per collezionisti contemporanei.

Mario Mafai e la pittura delle Demolizioni

“Erano le rovine di Mafai, non i nobili acquedotti o i gruppi di sulfuree colonne, ma povere stanzucce borghesi sviscerate nella carta di Francia a brandelli, nelle fumate a cono dei camini; erano cellule infrante, ma ancora calde d’abitato, così da parere una delicatezza sbirciarle, così sventrate, dal di fuori ” Cesare Brandi .

Il suo lavoro su gli sventramenti di Roma emerge negli anni ’30, documentando con malinconia le demolizioni per il rinnovamento della città eterna, come nella serie Demolizioni (1936-1939), un ciclo di circa 20 tele che catturano rovine e operai in un’atmosfera sospesa tra progresso e perdita. Opere iconiche come Demolizioni di via Giulia (1936) e Demolizione dei Borghi (1939), esposte alla Galleria della Cometa (1937) e alla Galleria Comunale d’Arte Moderna, fondono toni raffinati e critica implicita al regime, rendendolo maestro del Novecento italiano.

Scipione e la Roma dei Borghi

Gino Bonichi noto con lo pseudonimo Scipione (Macerata, 1904 – Arco di Trento, 1933),  pittore italiano fondatore della Scuola di Via Cavour con Mario Mafai e Antonietta Raphaël, emerge negli anni ’20 con un stile espressionista e visionario, influenzato dal realismo magico e dal contesto urbanistico fascista di Roma, dove si trasferisce da bambino.

Scipione e gli sventramenti di Roma

Il lavoro di Scipione sugli sventramenti di Roma cattura con nostalgia e critica implicita le trasformazioni della città eterna negli anni ’30, ritraendo rovine e cambiamenti come testimonianza di un’era in dissoluzione.

Opera iconica sul tema Demolizioni di Roma, è sicuramente La via che porta a San Pietro (anni ’30), dove Scipione immortala i Borghi prima della loro distruzione, che diventerà l’attuale via della Conciliazione.

Scipione su Egidi MadeinItaly
La via che porta a San Pietro

Giovanni Omiccioli

Omiccioli (Roma, 1901-1975), pittore italiano esponente della Scuola Romana dal 1928, abbandona studi di ingegneria negli anni ’30 per dedicarsi all’arte sotto l’influenza di Mario Mafai, catturando con pennellate espressioniste il fermento urbano fascista della città eterna.

Giovanni Omiccioli e Il tema Demolizioni a Roma

Il lavoro di Giovanni Omiccioli sugli sventramenti di Roma emerge nel periodo 1934-1940, documentando con malinconia le trasformazioni aggressive del regime, ritraendo rovine e operai come simboli di perdita e transizione nel tessuto storico romano. Opere iconiche sulle Demolizioni di Roma, come San Pietro prima delle Demolizioni della Spina dei Borghi (1937, olio su tela) e Demolizioni intorno al Campidoglio (1937), esposte in rassegne della Scuola Romana, fondono realismo poetico e critica implicita, immortalando quartieri come la Spina di Borgo prima della loro distruzione per la Via della Conciliazione. Il lavoro di Giovanni Omiccioli sulle demolizioni di Roma continua a ispirare retrospettive e collezionisti, con quotazioni in ascesa per queste tele che celebrano il suo lascito nel Novecento italiano e la memoria di una Roma ferita.

Egidi MadeinItaly opera in galleria

Giovanni Omiccioli

Giovanni Omiccioli (Roma, 1901–1975), pittore della Scuola Romana, fu tra gli artisti che dedicarono particolare attenzione al paesaggio della Capitale e alle sue trasformazioni urbanistiche.

Giovanni Omiccioli e la memoria della Spina di Borgo

Giovanni Omiccioli – Roma, Spina di Borgo, 1937
Giovanni Omiccioli – San Pietro e la Roma scomparsa

Nel dipinto San Pietro prima delle demolizioni, datato 1937, Giovanni Omiccioli ci restituisce l’immagine di un luogo destinato a scomparire: la Spina di Borgo, l’antico complesso di edifici e vicoli che si estendeva tra Castel Sant’Angelo e la Basilica di San Pietro.

L’opera acquista oggi un significato che va oltre la sua qualità pittorica. Omiccioli conserva sulla tavola la memoria di un paesaggio urbano profondamente trasformato dagli interventi che portarono alla realizzazione di via della Conciliazione.

Come altri protagonisti della Scuola Romana, il pittore diventa testimone della propria epoca. Il suo sguardo fissa un frammento della città e lo consegna alla memoria collettiva. Queste vedute possono essere considerate veri documenti visivi: immagini che, al pari delle fotografie storiche, permettono di riscoprire luoghi e atmosfere di una Roma che non esiste più.

San Pietro prima delle demolizioni è un olio su tavola, disponibile presso Egidi MadeinItaly.

→ Scopri il dipinto originale di Giovanni Omiccioli disponibile in galleria

Il 28 ottobre 1936 iniziano a Roma i lavori di demolizione della Spina dei Borghi come veniva chiamato l’insieme degli edifici di fronte a Piazza San Pietro. Nel dipinto di Giovanni Omiccioli (Roma, 1901-1975) si può ben vedere un tratto del Borgo prima delle Demolizioni. 

Orazio Amato

Orazio Amato (Anticoli, 1884 – Roma, 1952) è stato un pittore italiano di rilievo tra le due guerre.

Esponente della Scuola Romana e dell’atelier dei Romanisti, si dedica negli anni ’20 al paesaggio urbano romano, influenzato dal realismo lirico e dal fermento culturale tra le due guerre. Il suo lavoro sugli sventramenti di Roma emerge negli anni Trenta, testimoniando con malinconia le demolizioni fasciste per il rinnovamento della città eterna, come quelle al Campidoglio e ai Fori Imperiali, avviate nel 1935 sotto Mussolini e Piacentini. Attraverso la “pittura di cronaca”, Amato immortala rovine medievali e barocche destinate a sparire, fondendo suggestioni antiche con un’atmosfera di perdita e transizione, in opere che evocano miti e presagi di un’era in mutazione.

Orazio Amato su Egidi MadeinItaly
La meta sudante Orazio Amato

Antonio Barrera

Antonio Barrera (Roma, 1889 – Forlì, 1970) è un interprete della pittura romana tra le due guerre. Si forma nello studio di Pietro Gaudenzi, dedicando particolare attenzione alle scene di vita quotidiana. In seguito, dagli anni Venti, partecipa alle principali rassegne artistiche dell’epoca. Negli anni Trenta, il suo sguardo si rivolge anche alle demolizioni di Roma. I dipinti testimoniano gli interventi urbanistici promossi dal regime fascista e i cambiamenti del centro storico. Al tempo stesso, conservano la memoria dei luoghi coinvolti nelle trasformazioni.

Ne è un esempio Piazza Bocca della Verità durante la demolizione, dipinto del 1939 conservato al Museo di Roma. In quest’opera, la rappresentazione della città assume anche un valore documentario. La pittura diventa così una testimonianza del paesaggio urbano modificato dagli sventramenti.

Tina Tommasini 

Tina Tommasini (Treviso 1902 – 1985) pittrice, ceramista. Insieme ai suoi due fratelli Anna Maria e Nino prese lezioni di pittura dal pittore divisionista e impressionista Aldo Voltonin (1892 – 1918). Nel 1930 si stabilisce a Roma, dove insieme alla sorella Anna Maria, si specializza nella raffigurazione dei luoghi cittadini prima delle demolizioni degli anni Trenta.

 Antonio Donghi

 Pittore italiano esponente del Realismo Magico e della Scuola Romana. Antonio Donghi (Roma, 1897-1963) lavorò sul tema degli sventramenti di Roma. Negli anni Trenta, testimonia con eleganza malinconica le demolizioni per il rinnovamento modernista, come quelle ai Fori Imperiali e al Ponte di Ferro, ritraendo rovine e cantieri in un’atmosfera di quieta transizione storica.

Opere iconiche sulle Demolizioni di Roma, come Veduta di Roma (anni ’30) e vedute del Ponte di Ferro, esposte in rassegne della Scuola Romana e alla Quadriennale del 1935, fondono realismo documentario e magia silente, immortalando la perdita di un patrimonio antico.

Scuola Romana su Egidi MadeinItaly
Antonio Donghi Il ponte di ferro ai Fiorentini

Carlo Socrate

Pittore italiano esponente della Scuola Romana, Carlo Socrate (Mezzana Bigli, 1889 – Roma, 1967), figlio di attori e formatosi a Firenze prima di trasferirsi a Roma nel 1914, si immerge nel fermento urbano fascista affinando uno stile neoclassico influenzato da Cézanne e Spadini.

Negli anni Trenta, la sua pittura testimonia le trasformazioni della città, restituendo con malinconia vedute e scorci minacciati dalle demolizioni. Sono gli anni degli sventramenti che interessano anche la Spina di Borgo, abbattuta per l’apertura di via della Conciliazione. Al tempo stesso, le sue vedute custodiscono la memoria dei luoghi e della loro atmosfera. Così, il paesaggio urbano diventa anche testimonianza di una Roma destinata a scomparire.

Dove ammirare le opere dedicate alla Roma scomparsa

Nel 2024 il Casino dei Principi di Villa Torlonia ha ospitato la mostra Artiste a Roma. Percorsi tra Secessione, Futurismo e Ritorno all’Ordine, dedicata al contributo delle artiste alla vita culturale romana nella prima metà del Novecento. Tra le protagoniste figurava Eva Quajotto, la cui produzione pittorica costituisce un’importante testimonianza delle trasformazioni urbanistiche della Capitale. L’esposizione ha contribuito a riportare l’attenzione sul ruolo delle pittrici nella storia dell’arte italiana del Novecento.

 Mostra permanente a Palazzo Braschi

Nel Museo di Roma troviamo le sale dedicate alla città Roma,  attraverso foto, dipinti, reperti, possiamo ricostruire edifici e complessi monumentali stratificatesi nei secoli. Queste demolizioni si inserirono nelle radicali trasformazioni urbane avviate alla fine dell’Ottocento e intensificate soprattutto negli anni Trenta e Quaranta del Novecento. Di conseguenza, la secolare immagine della città pontificia cambiò profondamente.