Le origini dell’arte informale
L’arte informale si afferma in Europa nel secondo dopoguerra e trova a Parigi uno dei suoi principali centri di elaborazione e diffusione. Artisti di diversa provenienza sperimentano nuovi linguaggi, attribuendo al gesto, al segno e alla materia un ruolo centrale nella pittura.
Nel 1951, il critico francese Michel Tapié contribuisce a definire questo orientamento attraverso le mostre Véhémences confrontées, alla Galerie Nina Dausset, e Signifiants de l’informel, allo Studio Paul Facchetti di Parigi.
L’anno successivo pubblica Un art autre, un testo fondamentale per comprendere queste ricerche. Tapié riconosce, in esperienze artistiche differenti, una rottura con i criteri tradizionali di ordine e composizione.
Tra i protagonisti di questo rinnovamento figurano Jean Dubuffet, Jean Fautrier e Wols. Pur seguendo percorsi distinti, i tre artisti aprono nuove possibilità espressive: la superficie pittorica diventa un luogo in cui materia e segno acquistano una propria intensità.
Le caratteristiche dell’arte informale
L’arte informale comprende esperienze diverse, accomunate dalla ricerca di una maggiore libertà espressiva. Gli artisti mettono in discussione i modelli tradizionali della rappresentazione e le strutture geometriche prestabilite, esplorando le possibilità del gesto, del segno e della materia.
Tre elementi aiutano a comprendere questi linguaggi:
- Il gesto: il movimento della mano e del corpo imprime alla superficie pittorica ritmo, energia e tensione.
- Il segno: linee, tracce e intrecci acquistano un valore espressivo autonomo, senza dover descrivere un soggetto riconoscibile.
- La materia: spessori, impasti e materiali differenti diventano parte essenziale dell’opera, coinvolgendo lo sguardo attraverso la consistenza delle superfici.
Questi aspetti spesso convivono nello stesso lavoro. Le ricerche di Jean Fautrier e Jean Dubuffet, per esempio, possono conservare richiami alla figura, pur trasformandola profondamente. In Hans Hartung, invece, il segno si sviluppa in un linguaggio astratto.
La spontaneità apparente non esclude, tuttavia, la preparazione. Hartung trasferiva spesso sulla tela composizioni studiate su carta, preservando l’intensità del gesto attraverso un procedimento controllato.
L’astrazione lirica condivide con l’Informale l’importanza del gesto e della sensibilità individuale, ma i due termini non sono perfettamente sovrapponibili.
L’arte informale nel secondo dopoguerra
L’arte informale prende forma attraverso ricerche avviate negli anni Quaranta e si afferma soprattutto negli anni Cinquanta. Le sue esperienze proseguono nel decennio successivo, assumendo caratteristiche diverse secondo gli artisti e i contesti culturali.
Il termine “informale” indica il superamento di schemi compositivi prestabiliti, a favore di una pittura in cui gesto, segno e materia acquistano nuove possibilità espressive.
In questo rinnovamento, Alberto Burri attribuisce un ruolo fondamentale a materiali estranei alla pittura tradizionale. Nei suoi Sacchi, la trama della juta, le cuciture e le lacerazioni partecipano alla costruzione dell’opera. Nelle Combustioni, invece, il fuoco trasforma le superfici di legni e plastiche, creando tensioni, aperture e contrasti.
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Parallelamente, Lucio Fontana, protagonista dello Spazialismo, esplora il rapporto tra superficie e spazio reale attraverso buchi e tagli. La sua ricerca dialoga con il clima sperimentale del dopoguerra, conservando una propria identità rispetto all’Informale.
Alberto Burri e l’Informale materico
Alberto Burri (Città di Castello, 1915 – Nizza, 1995) è uno dei principali riferimenti dell’Informale materico, un orientamento dell’arte informale che attribuisce alla materia un ruolo espressivo centrale.
Attraverso sacchi di juta, legni, ferri e plastiche, Burri amplia le possibilità della pittura. Le qualità dei materiali, le loro trasformazioni e il rapporto con il colore diventano elementi fondamentali dell’opera.
A questa sperimentazione si accompagna una forte attenzione alla composizione: proporzioni, contrasti ed equilibri organizzano la superficie. La forza espressiva della materia convive così con una costruzione attentamente studiata, dando vita a un linguaggio profondamente personale.
Chi sono i principali artisti del movimento arte informale?
Afro Basaldella, Karel Appel esponente del gruppo CoBrA, Enzo Archetti, Edmondo Bacci, Mario Ballocco, Enrico Baj, Renato Birolli, Agostino Bonalumi, Daniele Bongiovanni, Alberto Burri, Giuseppe Capogrossi, Arturo Carmassi, Roberto Crippa, Piero Dorazio, Lucio Fontana, Hans Hartung, Piero Manzoni, George Mathieu, Joan Mirò, Tancredi Parmeggiani, Achille Perilli, Serge Poliakoff, Piero Raspi, Jean-Paul Riopelle, Giuseppe Santomaso, Emilio Scanavino, Giulio Turcato, Victor Vasarely, Emilio Vedova, Joseph Guinovart.
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Collezionare arte informale
Collezionare arte informale significa entrare in contatto con linguaggi nei quali un segno, un impasto o il ritmo di una composizione possono racchiudere un’intera ricerca artistica.
Ogni opera richiede una valutazione individuale. Autore, periodo, tecnica, dimensioni, provenienza e stato di conservazione contribuiscono a definirne l’interesse collezionistico. Anche la documentazione disponibile, dalle autentiche ai riferimenti nei cataloghi ragionati, merita un esame attento.
La grafica originale offre un percorso di particolare interesse per conoscere questi linguaggi. Nelle litografie di Hans Hartung, il rapporto tra segno e superficie esprime una ricerca che attraversa tecniche e supporti differenti.
Egidi MadeinItaly opere in galleria
Arte informale nel nostro catalogo opere. Due Farandole di Hans Hartung su carta Guarro, ispirate al tema della danza collettiva provenzale.
Nel catalogo di Egidi MadeinItaly sono disponibili due litografie del 1971 appartenenti alla suite Farandole:
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