Galleria L’Obelisco negli anni ’40

La Galleria L’Obelisco uno dei pilastri della scena artistica romana negli anni ‘40 e oltre. Fondata nel 1946 da Irene Brin e Gaspero del Corso, questa galleria privata rappresentò un ponte verso l’arte internazionale dopo la Liberazione, promuovendo surrealismo, astrattismo e talenti italiani emergenti. Situata in Via Sistina 146, fu un hub cosmopolita che unì moda, letteratura e pittura, influenzando profondamente il mercato dell’arte moderna in Italia.

Galleria l'Obelisco Via Sistina Roma
Galleria l’Obelisco Via Sistina Roma (foto di propietà della Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea di Roma)

La Storia della Galleria L’Obelisco

Nata nel cuore di Roma, tra Via della Vite e il vivace quartiere di Via Condotti, la Galleria L’Obelisco aprì i battenti nel 1946, subito dopo la Liberazione, in un’Italia in ricostruzione. Diretta da Irene Brin, giornalista e pioniera del lifestyle, e Gaspero del Corso, mercante d’arte colto e visionario, la galleria promosse un’attività sperimentale che fuse tradizione italiana e avanguardie internazionali.

Galleria L'Obelisco Roma
Brin e del Corso alla Galleria L’Obelisco1946

Prima della fondazione ufficiale, Irene Brin (pseudonimo di Maria Vittoria Rossi, ) e il marito Gaspero del Corso gestirono dal 1943 la libreria-galleria La Margherita in Via Bissolati, uno spazio pionieristico per mostre clandestine durante l’occupazione.

Nel 1946, dopo la Liberazione, i coniugi del Corso trasferirono l’ attività in Via Sistina,146, inaugurando L’Obelisco come la prima galleria d’arte privata del dopoguerra romano.

Irene Brin, con il suo spirito eclettico e i legami con il mondo della moda e del cinema, infuse alla galleria un’atmosfera mondana e anticonformista.

Gaspero del Corso, mercante intuitivo, si occupò della programmazione espositiva, puntando su un mix di artisti italiani e stranieri.

Negli anni ‘40, L’Obelisco divenne un punto di riferimento per lo scambio culturale tra Italia e America, ospitando mostre che introdussero l’avanguardia europea in un contesto post-fascista. La galleria rimase attiva fino al 1978, lasciando un archivio ricco di fotografie e documenti conservato alla Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea (GNAM).

Galleria L'Obelisco Roma
Irene Brin Galleria L’Obelisco

Mostre Iconiche negli Anni ’40

Gli anni ‘40, segnati dalla transizione dal regime al dopoguerra, videro L’Obelisco emergere come spazio di libertà artistica. Subito dopo il 1945, la galleria ospitò esposizioni che riflettevano il trauma bellico e l’aspirazione alla modernità, con un focus su surrealismo e arte fantastica.

Tra le mostre più significative:

Anni 1946-1948

Prime personali di artisti italiani come Afro Basaldella, Giuseppe Capogrossi e Alberto Burri, che segnarono il lancio di talenti della Scuola Romana e dell’Informale: Afro, Tot, Dalì, Guerrini, C. Levi, Titina Maselli, Music, Fasola.

Galleria L'Obelisco Roma
Titina Maselli mostra Galleria L’Obelisco Roma

Queste esposizioni, curate con testi di critici come Lionello Venturi, attirarono collezionisti e intellettuali in cerca di novità.

1947: Introduzione del Surrealismo con la prima mostra italiana di Salvador Dalí, seguita da René Magritte e Yves Tanguy.

Queste furono pionieristiche per Roma, promuovendo varianti “post-surrealiste” ispirate a Giorgio de Chirico e Leonor Fini.

1948: Esposizioni di Sebastian Matta e artisti fantastici come Fabrizio Clerici, che esplorarono temi onirici e psicologici, in contrasto con il realismo fascista degli anni precedenti.

Dalí, Matta e Magritte, il Surrealismo arriva a Roma

Nel 1950, L’Obelisco espose per la prima volta in Italia opere di Dalí e Magritte, scandalizzando e affascinando il pubblico romano. Roberto Matta, con i suoi paesaggi onirici, e Kay Sage, con installazioni evocative, simboleggiarono un “ritorno all’immaginario” post-bellico. Queste esposizioni non solo vendettero opere a collezionisti americani, ma ispirarono il Surrealismo italiano, come documentato negli archivi della Galleria Nazionale d’Arte Moderna.

Nel 1950: Artisti vari, AyrtonI. UrbaniMattaSeuratTchelitchewGauguinCaffè, Giavanni Fattori, Donati, PagliacciTavazzi, Stanislao Lepri, Letizia Cerio, Rieti e Aillaud

Altre mostre del periodo inclusero opere di Mario Sironi, Giacomo Balla e Gino Severini, eredi del Futurismo, e giovani come Renato Vespignani, che debuttarono qui prima di affermarsi negli anni ’50.

Queste esposizioni non furono solo mostre con finalità di vendite delle opere, ma eventi sociali che univano artisti, aristocratici e americani di stanza a Roma, favorendo itinerari internazionali.

Artisti Principali Promossi negli Anni ’40

La galleria fu un trampolino per generazioni di artisti, mescolando maestri affermati e emergenti. Questi artisti, esposti in contesti curati da letterati e critici, contribuirono a un “rinascimento romano” che aprì le porte all’Informale e all’astrazione.

L’arrivo dei giganti americani: Rauschenberg, Calder e Bacon

La galleria anticipò tendenze globali ospitando un giovanissimo Robert Rauschenberg nel 1952, Alexander Calder con le sue sculture mobili, e Francis Bacon in una personale pionieristica. A questi si affiancarono Arshile Gorky, Ben Shahn, Pablo Picasso (in rari prestiti), Wassily Kandinsky, Henri de Toulouse-Lautrec e Marc Chagall.

Laurance P. Roberts e l’American Academy di Roma

Ruolo cardine fu quello di Laurance P. Roberts, direttore dell’American Academy in Rome dal 1946 al 1960. Frequentatore assiduo di L’Obelisco e amico intimo di Irene Brin e Gaspero del Corso, Roberts promosse scambi culturali, inclusi concerti di John Cage e mostre come Viaggio in Italia (1950). La sua influenza consolidò il collezionismo americano Roma, con acquisizioni per collezioni USA che resero la galleria un “punto di riferimento per il mercato internazionale dell’arte”.

L’Obelisco e i collezionisti americani

Fino alla fine degli anni ’50, la galleria L’Obelisco organizzò tournée negli Stati Uniti, portando opere di surrealisti e maestri italiani a musei e gallerie di New York e oltre. Queste iniziative non solo generarono vendite, ma rafforzarono legami con collezionisti, culminando in scambi che influenzarono il MoMA e altre istituzioni.

 Il ruolo della galleria L’Obelisco dagli Anni ’40 ad oggi

La galleria L’Obelisco non fu solo una galleria, ma un catalizzatore per il rinnovamento dell’arte italiana, rompendo con l’ufficialità fascista e abbracciando l’internazionalismo. Influenzò il mercato, con vendite che resero accessibile l’avanguardia e creò un milieu che legava arte, moda e letteratura.

Oggi, il suo archivio conservato alla GNAMC di Roma testimonia questo periodo vitale, con mostre retrospettive che ne celebrano il ruolo.