Maria Grandinetti Mancuso
Pittrice e giornalista (Soveria Mannelli, 1891-Roma, 1977).
Gli studi
L’ingegnere Grandinetti, attento agli interessi artistici della figlia, appoggia la sua iniziativa di frequentare l’Accademia di Belle arti di Napoli, dove, giovanissima, segue i corsi di Cascella, Giovanni Diana, Paolo Vetri e Michele Cammarano.
La famiglia Grandinetti Mancuso a Roma
Nel 1911 sposa l’avvocato Cesare Mancuso, con il quale l’anno seguente si stabilisce a Roma. Nel 1917 nasce il loro primo e unico figlio, Mario.
Il clima culturale romano del secondo decennio del Novecento
Nel secondo decennio del Novecento, Roma sperimenta un clima culturale vivace ed eterogeneo, stimolato dalle correnti innovative del Futurismo e dalle ricerche pittoriche internazionali. Questa effervenza intellettuale si riflette anche nell’apertura verso le artiste, numerose in questo periodo, che contribuiscono a vivacizzare gli spazi espositivi, sia di piccole dimensioni sia di grandi dimensioni, attraverso le loro opere. Maria Grandinetti Mancuso è una di loro e spiccherà per il suo talento.
Esposizioni
Nel 1914 Maria Grandinetti Mancuso allestisce la sua prima mostra personale presso l’Associazione abruzzese Molisana in Campo Marzio, dove conosce Roberto Melli, che da allora diventerà uno dei suoi maggiori sostenitori.
È probabilmente Roberto Melli, artista della giovane Avanguardia romana, a favorire la partecipazione della pittrice alla III° e IV° Secessione Romana al Palazzo delle Esposizioni.
Mostra d’arte Indipendente pro Croce-Rossa
Nel 1918 partecipa alla Mostra d’arte Indipendente pro Croce Rossa, nella galleria del giornale Epoca, in via del Tritone, insieme ad altri artisti quali te, Ardengo Soffici,Giorgio de Chirico, Carlo Carrà, Enrico Prampolini.
Le 13 opere esposte dalla pittrice che ne fanno, insieme a Prampolini, l’artista più rappresentata della mostra, danno prova della sua adesione al clima dei Valori Plastici. L’opera ‘Casolare‘ presentato alla mostra viene pubblicato sul primo numero della rivista Valori Plastici di Mario Broglio.
Le amicizie
Dopo questo brillante esordio, l’artista sembra scomparire di scena per diversi anni.
Credo che se verrà un giorno in cui potrò fare a meno di dipingere sarò felice; perché credo che la mia inferiorità stia nel non poter fare a meno di fare ciò. Maria Grandinetti Mancuso, 1925
Le affinità pittoriche con la Secessione romana e il gruppo Valori Plastici, con i quali collabora, gli interessi per la filosofia, lo studio comparato delle religioni e l’ideale di una pace universale creano intorno a lei un vasto cerchio di amicizie, da Julius Evola a Giorgio De Chirico, da Anton Giulio Bragaglia ad Alberto Savinio, Giacomo Balla, Italo Tavolato, Giuseppe Ungaretti, che si riuniscono periodicamente nel suo salotto romano.
Questa indipendenza, che è anche politica, spiega il rifiuto che oppone all’invito di organizzare un movimento italiano di arte fattole, negli anni 1924-’25 da Teresa Labriola, professoressa e studiosa di diritto, della quale Maria Grandinetti Mancuso esegue il ritratto nel 1930. Per questa presa di posizione subisce l’ostracismo dalla vita pubblica fino al 1930.

Gli anni Trenta
Maria Grandinetti Mancuso a Parigi: Il mistero delle opere tagliate
Nel 1930 si verificò uno strano episodio mai chiarito: le opere della Grandinetti Mancuso, spedite da Roma a Parigi per una mostra alla Galerie Rosemberg diretta da Jeanne Castel, giunsero a destinazione deturpate da alcuni tagli.
La mostra si inaugurerà l’anno seguente con dipinti del primo periodo, 1918 ca., e altri di tendenza cubista, Vedute di Anticoli Corrado, degli Anni Venti.
A Parigi, nel 1930, incontra Maurice Utrillo e Waldemar George.
Questi, nello stesso anno, presenta l’edizione inglese di una sua monografia, mentre l’edizione italiana è presentata da Mario Recchi e Roberto Melli, quella tedesca da Italo Tavolato e la francese da Giuseppe Ungaretti.

Sempre nel 1930 espone a Roma alla Stampa estera. Oltre alle personali del 1932 e del 1936, rispettivamente alla Galleria Sabatello dove riscosse un grande successo di critica e le valse l’acquisto da parte dello Stato italiano del Ritratto di Teresa Labriola (1930, olio su tela, ora alla Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea di Roma) e alla Galleria Apollo di Roma, nel 1935, E’presente alla II° Quadriennale d’Arte Nazionale di Roma con Cappello nero, Fiori, Uomo in grigio, (cfr. catalogo, Roma,1935). Parteciperà anche alle edizioni del 1935, 1939 e 1943.
Nel 1940 espone alla Casa degli Artisti di Milano, con la presentazione di Carlo Carrà; nel 1942 al Teatro Quirino di Roma, presentazione di Alberto Savinio.
Il dopoguerra segna un profondo mutamento dell’artista, con l’abbandono graduale della pittura in favore dell’attività giornalistica. Fonda il periodico di critica artistica e attualità Arte contemporanea, pubblicato dal 1946 al 1968, sulle cui pagine trovano largo spazio i suoi interessi artistici filosofici.
Tale impegno, insieme a quello di animatrice culturale, sostituisce quasi del tutto l’attività espositiva che conta solo qualche mostra collettiva poco dopo la morte del marito nel 1975.
Pace universale
Subito dopo la Seconda guerra mondiale si impegna nella realizzazione dell’idea originaria di una pace universale, cercando di individuare il ruolo delle arti in questo contesto. Fonda il periodico di critica artistica e attualità Arte contemporanea, pubblicato dal 1946 al 1968, sulle cui pagine trovano largo spazio i suoi interessi artistici filosofici. Tale impegno, insieme a quello di animatrice culturale, sostituisce quasi del tutto l’attività espositiva che conta solo qualche mostra collettiva poco dopo la morte del marito nel 1975.
Muore a Roma il 26 aprile 1977.
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