Riccardo Licata, pittore, incisore e mosaicista italiano, nacque a Torino nel 1929 e morì a Venezia nel 2014. Formatosi tra Venezia e Parigi, sviluppò un linguaggio astratto fondato sul segno, sul ritmo e sulla costruzione dello spazio, elaborando nel tempo un vero e proprio alfabeto visivo fatto di simboli, grafismi e “lettere immaginarie”. La sua ricerca attraversò pittura, incisione, mosaico, vetro, arazzo e scenografia, mantenendo sempre centrale il rapporto tra immagine e struttura.
Formazione tra Venezia e Parigi
Dopo gli anni dell’infanzia trascorsi tra Parigi e Roma, Licata si stabilì a Venezia, dove si formò artisticamente. L’incontro con Giuseppe Mazzariol fu decisivo per orientarlo verso gli studi artistici, mentre il contatto con Romualdo Scarpa lo avvicinò al mosaico, tecnica destinata a diventare uno degli assi fondamentali della sua ricerca.
Il clima veneziano del dopoguerra, aperto alle esperienze astratte e alle arti applicate, fu determinante nella sua formazione. Alla pittura Licata affiancò presto il mosaico e, dal 1954, la grafica, sviluppando una ricerca che lo portò verso una progressiva semplificazione del segno.
Licata e lo Spazialismo veneziano
Negli anni Cinquanta Riccardo Licata operò nel clima dello Spazialismo veneziano, condividendone l’interesse per il superamento della rappresentazione tradizionale e per una nuova concezione dello spazio, della materia e del segno. Pur non essendo tra i firmatari dei manifesti spazialisti, il suo lavoro si sviluppò all’interno della stessa temperie culturale che coinvolse a Venezia artisti come Mario Deluigi, Edmondo Bacci, Tancredi, Vinicio Vianello e Gino Morandis. Il suo linguaggio si costruì progressivamente attraverso segni, simboli e sequenze ritmiche, fino alla definizione di un personale alfabeto grafico.
Il segno come linguaggio
Il tratto più riconoscibile dell’opera di Riccardo Licata è la costruzione di una grammatica visiva autonoma. Segni brevi, sequenze, piccoli moduli e forme allusive alla scrittura si dispongono sulla superficie secondo rapporti di equilibrio, tensione e ritmo.
Nel corso degli anni l’artista elaborò un personale alfabeto grafico, composto da simboli, segni e quelle che definiva “lettere immaginarie”. La superficie pittorica diventa così uno spazio scandito da pause, ripetizioni e variazioni, con una struttura che richiama tanto la scrittura quanto la musica.
Pur sviluppandosi in dialogo con le esperienze informali, la ricerca di Licata conserva una forte componente costruttiva. Il segno non è mai puramente gestuale, ma viene organizzato entro una struttura precisa, attraverso la quale l’artista definisce un linguaggio personale e immediatamente riconoscibile.
Pittura, incisione e mosaico
Licata lavorò con grande continuità su media diversi. La pittura e il disegno dialogano costantemente con l’incisione, il mosaico, l’arazzo e il vetro dipinto.
Dal 1954 si dedicò alla grafica, che divenne uno dei terreni privilegiati della sua ricerca. L’incisione gli consentiva di sviluppare con particolare precisione le sequenze segniche e la scansione dello spazio. Il MoMA di New York conserva, tra le altre, l’acquaforte XXXII del 1955.
Parallelamente, il mosaico gli offrì la possibilità di trasformare il segno in materia, luce e superficie architettonica. La tecnica musiva fu dunque molto più di un’attività parallela: contribuì in modo sostanziale alla costruzione del suo linguaggio.
Riccardo Licata e la Biennale di Venezia
Il rapporto di Licata con la Biennale di Venezia fu lungo e articolato. L’Archivio Storico della Biennale documenta la sua presenza già nel 1952 nella sezione dedicata alle arti decorative, con un mosaico di Murano.
Partecipò poi alle edizioni del 1954, 1956, 1962, 1966, 1970 e 1972, presentando pitture, incisioni, mosaici e arazzi. La sua opera compare nuovamente nel 1995 in una rassegna dedicata ai vetri veneziani del Novecento.
Questa continuità testimonia bene la natura interdisciplinare del suo lavoro e il legame con la cultura artistica veneziana.
Parigi e l’insegnamento
Parigi rappresentò un secondo centro fondamentale della sua attività. Qui Licata entrò in contatto diretto con le esperienze informali europee e sviluppò ulteriormente la propria ricerca sul segno e sul ritmo.
Nel 1962 insegna all’Accademia di Belle Arti di Parigi. L’attività didattica si affiancò così alla produzione artistica senza interromperne la continuità.
Scenografia e arti applicate
La ricerca di Licata non rimase confinata alla pittura e alla grafica. L’artista lavorò anche con il vetro, l’arazzo e la scenografia.
Tra gli interventi teatrali documentati figurano la scenografia per Medea a Treviso nel 1978 e quella per il balletto Ichspaltung di G. Marotta a Venezia nel 1980.
Questa pluralità di linguaggi conferma la natura progettuale del suo lavoro, fondato sulla capacità di trasporre lo stesso sistema segnico da un materiale all’altro.
Opere nelle collezioni pubbliche
Le opere di Riccardo Licata sono presenti in importanti raccolte pubbliche e istituzionali, in Italia e all’estero, mentre la sua attività è ampiamente documentata negli archivi della Biennale di Venezia.
Opera di Riccardo Licata in galleria
Egidi MadeinItaly presenta un’opera su carta del 1974 di Riccardo Licata, eseguita ad acquerello e pennarelli, firmata e datata dall’artista. Il lavoro appartiene pienamente alla sua ricerca matura sul segno e sulla costruzione di sequenze grafiche nello spazio. Tra le opere di Riccardo Licata disponibili in galleria è presente un Senza titolo del 1974, acquerello e pennarelli su carta.

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