Il viaggio iniziatico del Grand Tour fatto da giovani aristocratici inglesi, francesi, tedeschi e russi in Italia per perfezionare la loro cultura classica, suscito’ un grande entusiasmo che colpi’ tutta l’Europa dell’Illuminismo.
Questa passione per le città italiane come Roma, Napoli, Firenze e in particolare Venezia, porta ad un crescente gusto per la pittura di paesaggio e favorisce una produzione importante di quadri per i nobili committenti.
Ci fu anche una grandissima produzione di mobili, oggetti e naturalmente souvenir.

Tra questi ci sono modelli in scala in marmo di monumenti famosi come il Colosseo, il Pantheon, Il Foro Romano e la Basilica di San Pietro.
Questa nuova arte di vivere genera la creazione di accessori specifici: cofanetti da viaggio, portagioie con micromosaico, tabacchiere smaltate, vasi stile impero in porcellana, sculture in bronzo neoclassiche.
Il Grand Tour a Napoli
Il Grand Tour mise Napoli sulla mappa del mondo.
Gli scavi di Ercolano (1738) e di Pompei (1748) folgorarono l’Europa. A partire dalla metà del Settecento la comunicazione degli scavi, attraverso l’apertura di nuovi cantieri e i vari volumi illustrativi e documentativi che ne seguivano, promosse un viaggio continuo di intellettuali e artisti stranieri che si recavano a Napoli per scoprire le città sepolte e per conoscere gli intimi segreti del suo quotidiano.
Gli artisti che giungevano con spirito scientifico e con l’idea di studiare e disegnare le rovine di Pompei e delle città vesuviane scoprirono a Napoli, Ischia, Capri, sulla costiera amalfitana e in tutta la Campania una natura contrastante, a volte idilliaca e virgiliana, a volte drammatica e minacciosa.
Provenienti dai quattro angoli dell’Europa, i pittori portavano con sé la loro sensibilità e la loro cultura, con prospettive diverse sulla botanica, sulla terra e sulla luce.
I pittori stranieri e la luce
I paesaggi dipinti in Campania nella prima metà del XIX secolo mostrano quanto sia diversa la percezione della luce da parte dei pittori inglesi, francesi, danesi, norvegesi, russi o degli stessi italiani. La visione di un Fergola, di un Turner, di un Hansen, di un Denis, di un Hildebrandt, di un Catel, di uno Schirmer o di un Fearneley trasmettono un modo di vedere che si riferisce alla propria cultura, al clima e alla luce del loro paese d’origine.
