Max Ingrand (1908-1969)  è stato un rinomato vetraio, designer e decoratore d’interni, noto per il suo spirito innovativo e la sua creatività inconfondibile.

 Formazione e gli inizi 

    Nato nel 1908, frequentò l’École nationale supérieure des Arts Décoratifs
    Nel 1927 lavorò presso l’atelier del celebre vetraio Jacques Gruber.
    A Parigi nel 1931 aprì uno studio a Parigi con la prima moglie, Paule Rouquie, firmando le loro opere Paule e Max Ingrand.
    Uno dei loro primi lavori di grande notorietà fu l’arredo dei saloni del transatlantico Normandie.
    Ben presto il loro lavoro nel campo vetrario fu notato da Gio Ponti, che dedicò loro un articolo sulla rivista «Domus».

Nel dopoguerra

   Dopo la guerra, divorziò e si risposò con Marie Alberte Madre Rey, trasferendosi a Neuilly sur Seine.
   Dal 1945, si interessò in particolare all’illuminazione, alle specchiere con cristalli di grosso spessore e ai tavoli con piani luminosi, oltre che ai pannelli decorativi concepiti come opere d’arte astratta.

Direttore Artistico di Fontana Arte

   Nel 1954, Gio Ponti lo scelse come erede di Pietro Chiesa e lo nominò direttore artistico della Fontana Arte, un incarico che si rivelò molto proficuo per i netti miglioramenti nella produzione.
   Lavorando tra Parigi e Milano, Ingrand modificò le scelte produttive, aggiornandole alle nuove esigenze di mercato, mantenendo però le qualità tipologiche e qualitative che avevano reso famosa l’azienda.
    Anche se pochi modelli portavano esplicitamente la sua firma nei cataloghi ufficiali, come la lampada scultura n. 2533 e la lampada con base e diffusore in vetro opalino n. 1853 (tuttora in produzione), la sua impronta era evidente in tutti gli oggetti prodotti dopo il suo arrivo.

 Fontana Arte

    Incrementò notevolmente il settore dell’illuminazione con nuovi modelli all’avanguardia, caratterizzati da linee audaci e soluzioni inedite.
    Fece un uso sapiente del cristallo, spesso colorato, abbinandolo a metalli come ottone e alluminio (a volte laccati), e abbandonando progressivamente il legno.
     Le specchiere si distinsero per elementi in cristallo di grosso spessore, a volte tagliati come gemme o con bordi «strappati» per esaltarne le qualità riflettenti.
    I grandi lampadari “Dahlia” con elementi di cristallo curvato e tonalità tenui, divennero un leitmotiv degli arredi di lusso negli anni Cinquanta e Sessanta.
    Si occupò anche dell’immagine della Fontana Arte, dirigendo la ristrutturazione dei due punti vendita di Milano (in Via Montenapoleone) e Roma nel 1955.
    Tra i suoi interventi più notevoli per Fontana Arte, si ricorda la grande fontana luminosa eretta nel giardino della Villa Reale di Monza per la Mostra internazionale dell’arredamento nel 1961..

Max Ingrand: attività e collaborazioni

    Fu presidente della Société des artistes décorateurs.
    Il suo studio parigino si sviluppò fino ad avere oltre cinquanta collaboratori, occupandosi di vetrate ecclesiastiche, architetture d’interni, teatro e industria.
    Collaborò con la fabbrica Saint Gobain, realizzando allestimenti fieristici e installazioni pubblicitarie, e progettò la sala di ricezione della nuova sede Saint Gobain a Neuilly nel 1962.
    Negli anni Sessanta, si dedicò all’architettura d’interni, con lavori notevoli come la hall d’entrata della RTF, il Palazzo Peugeot a Parigi, la piscina del transatlantico France e le fontane del Rond Point sugli Champs Elysées.
     Il suo rapporto di collaborazione con la Fontana Arte terminò nel 1967.
    Continuò la sua attività con il suo studio parigino e fondò la nuova società «Verre Lumière», in partnership con Saint Gobain e la fabbrica di lampade Mazda.
    Max Ingrand morì a Neuilly il 25 agosto 1969.

 

Le opere di Max Ingrand

La hall d’entrata della RTF (Radio/Télévision Française).

Palazzo Peugeot

Il Palazzo Peugeot in Avenue de la Grande Armée a Parigi,

I transatlantici 

La piscina del transatlantico France e gli arredi Normandie

Le fontane 

Le fontane del Rond Point sugli Champs Elysées.

Verre Lumière

 

 

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