Arte salvata. Capolavori oltre la guerra dal MuMa di Le Havre, ospitata al Museo M9 di Mestre dal 15 marzo al 31 agosto 2025, ha riunito oltre cinquanta opere delle collezioni del museo francese. I dipinti ammirati durante la nostra visita conservano un posto preciso nella memoria, insieme alla storia della loro tutela.

Per noi è stata anche un’occasione per ritrovare artisti familiari. Durante gli anni trascorsi a Parigi, tra gallerie e aste, i nomi di Claude Monet, Eugène Boudin e Raoul Dufy accompagnavano spesso le nostre giornate. Rivederne le opere a Mestre ha riannodato quel rapporto con la pittura francese.

Arte salvata al M9 e la memoria della guerra

Curata da Marianne Mathieu e Géraldine Lefebvre, la mostra si inseriva nelle commemorazioni per gli ottant’anni dalla fine della Seconda guerra mondiale. Il suo filo conduttore era il legame fra patrimonio artistico, memoria e ricostruzione.

Accanto alla pittura, fotografie e documenti ricordavano i bombardamenti su Mestre, in particolare quello del 28 marzo 1944. Si creava così un confronto con Le Havre, città portuale profondamente colpita dal conflitto. Il percorso raccontava il salvataggio delle collezioni e il loro successivo arricchimento, estendendosi anche al dopoguerra.

Il MuMa di Le Havre e la formazione delle collezioni

Il Musée d’art moderne André Malraux, conosciuto come MuMa, custodisce uno dei maggiori nuclei di pittura impressionista in Francia fuori da Parigi. La sua storia risale al museo inaugurato nel 1845 e si intreccia con quella di una città aperta ai commerci e alle nuove ricerche artistiche.

Collezionisti come Charles-Auguste Marande e Olivier Senn contribuirono in modo decisivo a questo patrimonio. Il lascito Marande entrò nel museo nel 1936. Nel 2004, invece, Hélène Senn-Foulds donò la collezione del nonno Olivier Senn, ampliando le presenze impressioniste, postimpressioniste e fauves.

La storia delle collezioni del MuMa

Dalla distruzione alla riapertura

Nel settembre 1944 i bombardamenti distrussero il vecchio museo. Circa 1.500 dipinti, trasferiti in luoghi sicuri durante la guerra, furono risparmiati. La raccolta di sculture rimasta nell’edificio andò invece quasi interamente perduta.

Il nuovo museo fu inaugurato il 24 giugno 1961 da André Malraux, allora ministro della Cultura. La sua apertura restituì alla città le collezioni e uno spazio pensato anche per concerti, incontri e attività culturali.

Intanto, la ricostruzione urbana guidata da Auguste Perret aveva ridisegnato Le Havre. Il centro ricostruito è stato iscritto nella Lista del Patrimonio mondiale UNESCO nel 2005.

Eugène Boudin e la pittura del cielo

Tra le prime emozioni della visita ricordiamo lo Studio di nuvole su cielo blu di Eugène Boudin. In un soggetto così essenziale, il cielo diventa il centro dell’attenzione. Osservarlo significa soffermarsi sulle variazioni della luce e sulla sensibilità con cui il pittore restituisce un fenomeno passeggero.

Il dipinto ci ha fatto tornare alla mente le parole di Federico Zeri, che a proposito di alcuni paesaggi francesi scriveva:

…non c’è solo la descrizione del paesaggio. Essi, in realtà, contengono una serie di altri elementi che non possiamo cogliere se non teniamo conto di certe teorie illuministiche (elaborate, in particolare, da Montesquieu) secondo le quali il clima e l’aspetto del cielo e del paesaggio spiegherebbero il carattere delle popolazioni.

L’opera appartiene alla ricerca di un artista fondamentale per la formazione di Monet. Nel 1900, il fratello Louis Boudin donò a Le Havre il fondo d’atelier di Eugène: 240 studi dipinti, secondo la storia delle collezioni pubblicata dal MuMa. Questo insieme permette di conoscere da vicino il suo lavoro quotidiano davanti alla natura.

Sabrina Egidi osserva Studio di nuvole su cielo blu di Eugène Boudin, in cornice dorata
Davanti a Studio di nuvole su cielo blu di Eugène Boudin

Impressionismo francese nel percorso di Arte salvata

La pittura impressionista francese rinnovò  il modo di osservare la vita contemporanea e il paesaggio, attribuendo un ruolo centrale alla luce e alla percezione del colore. La prima mostra indipendente del gruppo si aprì a Parigi il 15 aprile 1874. Monet, Renoir, Degas, Morisot, Pissarro e Sisley furono tra i suoi protagonisti.

→ Approfondisci la storia dell’Impressionismo

Il legame tra Claude Monet e Le Havre risale agli anni della sua formazione. Cresciuto nella città normanna, il pittore mantenne nel tempo questo rapporto. Nel 1910 offrì al museo tre dipinti, fra i quali Il Parlamento di Londra, noto anche come Il Parlamento di Londra, effetto di nebbia, del 1903.

Il prestito per la mostra di Mestre comprendeva cinque dei sei dipinti di Monet conservati al MuMa. Nel Parlamento, il profilo dell’edificio emerge attraverso la nebbia: l’architettura diventa occasione per indagare la luce e le sue trasformazioni.

Fra le opere che ricordiamo figura anche L’escursionista di Pierre-Auguste Renoir, databile intorno al 1888. La presenza del dipinto affiancava alle vedute e ai paesaggi l’interesse impressionista per la figura umana.

Pierre Auguste Renoir L'escurzionista olio su tela del 1888
L’escurzionista Pierre Auguste Renoir

Il Fauvismo e il ruolo di Le Havre

Nei primi anni del Novecento, il Fauvismo attribuì al colore una libertà nuova. Toni intensi, forme semplificate e pennellate energiche esprimevano lo sguardo del pittore, svincolandosi dalla corrispondenza stretta con i colori naturali. Il Salon d’Automne di Parigi del 1905 fu un momento decisivo per l’affermazione di queste ricerche.

Le Havre ebbe un ruolo importante grazie a Raoul Dufy e Othon Friesz, entrambi nati nella città, e ai rapporti con Georges Braque, Albert Marquet e Charles Camoin. In mostra, le loro opere permettevano di seguire il passaggio verso un uso più autonomo ed espressivo del colore.

Olio su tele del 1909 paesaggio marino di Albert Marquet
Albert Marquet Veduta di Agay

Simbolismo e Nabis

Il percorso comprendeva anche opere di Paul Gauguin, Jean-Francis Auburtin, Ker-Xavier Roussel, Maurice Denis e Marie Droppe. Queste presenze aprivano alla dimensione simbolica e decorativa della pittura fra Ottocento e Novecento.

Il Simbolismo privilegiava la suggestione e la dimensione interiore. In questo orizzonte si collocano anche le ricerche dei Nabis, ai quali appartennero Denis e Roussel. Colore e composizione potevano così suggerire stati d’animo e significati che superavano la descrizione immediata del soggetto.

La primavera Opera allegorica di Marie Droppe del 1933
Marie Droppe La Primavera

Georges Braque e la Barca sulla riva

A conclusione del percorso, Barca sulla riva (Barque sur la grève) di Georges Braque introduceva un diverso momento della pittura del Novecento. Realizzata nel 1956, l’opera appartiene alla fase tarda dell’artista e al suo rinnovato interesse per il paesaggio.

Il dipinto entrò al MuMa nel 2019, per lascito di Florence Malraux, figlia di André Malraux. La sua presenza raccontava dunque anche la continuità del collezionismo e delle donazioni dopo la guerra.

Olio su tela opera del 1956 di Georges Braque Barca sulla riva
Barca sulla riva – Georges Braque 1956

Il ricordo di Arte salvata fra pittura e musica

Una piacevole sorpresa della visita è stata la selezione musicale curata da Dario Falcone. Brani di Debussy, Ravel, Messiaen, Malipiero, Bach, Mozart e Chopin accompagnavano le opere, invitando a soffermarsi e ad ascoltare.

Di Arte salvata resta il ricordo dei dipinti e delle persone che ne hanno reso possibile la conservazione. Tornare a guardarli, conoscendone la storia, dà un peso diverso anche al tempo trascorso davanti a una tela.

Per proseguire questo percorso, puoi leggere il nostro approfondimento sull’arte moderna oppure esplorare la selezione della galleria.

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La scheda della mostra sul sito del Museo M9