I Nazareni a Roma: il movimento, il Casino Massimo Lancellotti e gli affreschi dell’Ottocento

Nel cuore di Roma, tra spiritualità, memoria del Rinascimento e riscoperta della grande tradizione italiana, i Nazareni diedero vita a una delle esperienze più affascinanti dell’arte dell’Ottocento. Questo articolo ripercorre la loro presenza nella città eterna e conduce il lettore all’interno del Casino Massimo Lancellotti, luogo simbolo del loro ideale poetico e religioso.

 

Chi erano I Nazareni a Roma

I Nazareni furono un gruppo di artisti di area tedesca che, agli inizi del XIX secolo, scelsero Roma come luogo d’elezione per una rifondazione morale e spirituale della pittura. Il loro obiettivo non era soltanto stilistico: essi volevano restituire all’arte una funzione etica e religiosa, guardando con ammirazione ai grandi maestri del Trecento e del Rinascimento italiano, da Giotto a Raffaello, fino a Michelangelo. Per questa ragione recuperarono anche la tecnica dell’affresco, allora poco praticata, considerandola il linguaggio più adatto a una pittura monumentale, severa e ispirata.

I Nazareni al Casino Massimo Lancellotti
Dante Ariosto e Tasso
negli Affreschi dei Nazareni

Il convento di Sant’Isidoro e l’ideale del movimento

Il movimento nacque nell’ambito della confraternita di San Luca, fondata a Vienna nel 1809, ma trovò a Roma il proprio centro ideale. Qui gli artisti si stabilirono nel convento di Sant’Isidoro, sul Pincio, trasformando la vita comunitaria in una scelta estetica e spirituale. Il loro aspetto, caratterizzato da capelli lunghi e atteggiamento austero, contribuì alla definizione del nome “Nazareni”, inizialmente usato anche in senso ironico.

Tra i principali protagonisti del gruppo ricordiamo Johann Friedrich Overbeck, Philipp Veit, Peter von Cornelius, Julius Schnorr von Carolsfeld, Joseph von Führich e Joseph Anton Koch. A Roma lasciarono testimonianze decisive del loro passaggio, tra cui gli affreschi realizzati per la Casa Bartholdy nel palazzo Zuccheri e, soprattutto, il celebre ciclo del Casino Massimo Lancellotti, uno dei luoghi più singolari e colti della Roma ottocentesca.

Il Casino Massimo Lancellotti e il grande ciclo di affreschi

Il Casino Massimo Lancellotti, oggi noto anche come Casino Giustiniani Massimo, custodisce il più importante ciclo pittorico dei Nazareni conservato a Roma. In questo edificio, di origine seicentesca, il marchese Carlo Massimo affidò agli artisti nordici la decorazione di tre sale del pianterreno, dedicate ai grandi poemi della letteratura italiana: la Divina Commedia, l’Orlando Furioso e la Gerusalemme Liberata. Il risultato è un itinerario straordinario, in cui pittura, poesia e sentimento religioso si fondono in una visione colta e profondamente romantica.

Ho visitato il Casino Massimo Lancellotti e condivido qui alcune impressioni e immagini.

È una visita che sorprende: appartata, raffinata, fuori dai percorsi più battuti, ma capace di lasciare un ricordo nitido per la qualità dell’ambiente e per l’intensità narrativa degli affreschi.

Con scene sono tratte dalla Divina Commedia, l’Orlando Furioso e la Gerusalemme Liberata  commissionate da Carlo Massimo nel 1800.

 

Stanza di Dante e la Divina Commedia

Nella stanza dedicata a Dante, il programma figurativo trae ispirazione dalla Divina Commedia. Al progetto parteciparono più artisti: i disegni generali sono legati a Peter von Cornelius, mentre il soffitto è riferito a Philipp Veit. Franz Horny eseguì le decorazioni ornamentali e Joseph Anton Koch dipinse episodi dell’Inferno con Dante e Virgilio protagonisti del racconto.

Tra le scene più drammatiche emerge quella del conte Ugolino, restituita con una tensione narrativa che traduce in immagine la violenza e il pathos del poema. In questa sala il linguaggio dei Nazareni rivela tutta la sua ambizione: rendere la letteratura visibile attraverso una pittura di forte intensità morale, costruita sul disegno, sulla chiarezza compositiva e sulla nobiltà dei modelli antichi.

Nella Stanza di Dante, compaiono alcune scene della Divina Commedia nella quale lavorarono diversi artisti; i disegni sono di Peter von Cornelius mentre a Philipp Veit va riferito il soffitto.

Franz Horny dipinse le decorazioni floreali e Joseph Anton Koch rappresentò alcuni episodi dell’Inferno, i cui protagonisti sono Dante e Virgilio. Una scena è particolarmente toccante: il Conte Ugolino che morde l’arcivescovo Ruggieri.

 

Stanza di Ariosto e l’Orlando Furioso

La sala dedicata all’Orlando Furioso fu affidata a Julius Schnorr von Carolsfeld (1794-1872), che interpretò il poema ariostesco con una sorprendente ricchezza narrativa. Cavalieri, eroine, duelli, passioni e follia si susseguono in una sequenza di immagini ordinate ma animate da grande tensione emotiva.

Particolarmente memorabile è la resa psicologica di Orlando, travolto dal dolore e dalla furia nel vedere Angelica legata a Medoro. Qui il sentimento romantico dei Nazareni si coniuga con una costruzione formale disciplinata, quasi classica, che guarda alla grande pittura italiana del passato ma la traduce in sensibilità ottocentesca.

Quasi iperrealisti sono i cavalieri e paladini cristiani in lotta contro i musulmani, mentre particolarmente toccante sono il dolore e la rabbia di Orlando che vede la sua amata Angelica scambiarsi tenere effusioni con Medoro.

 

Stanza di Tasso e la Gerusalemme Liberata

La stanza ispirata alla Gerusalemme Liberata fu commissionata nel 1817 a Johann Friedrich Overbeck, uno dei principali interpreti dell’ideale nazareno. In questo ambiente la pittura si fa più lirica e meditativa, incentrata sui temi dell’eroismo, dell’amore e del destino.

Tra gli episodi rappresentati spiccano Olindo e Sofronia, salvati dal sacrificio di Clorinda, e soprattutto il celebre duello tra Tancredi e Clorinda, uno dei momenti più alti e commoventi del poema tassiano. La figura di Clorinda, principessa etiope e abile condottiera, guerriera nobile e tragica, acquista qui una forza quasi emblematica: non riconosciuta dall’uomo che la ama, cade per sua mano e viene battezzata in punto di morte in uno degli episodi più intensi della letteratura italiana.

Perché i Nazareni a Roma sono ancora importanti oggi

Visitare il Casino Massimo Lancellotti significa entrare in contatto con una pagina sofisticata dell’Ottocento romano. I Nazareni non furono soltanto pittori “arcaizzanti”, ma interpreti di una precisa esigenza spirituale e culturale: riportare la pittura a una dimensione alta, etica, ideale. Nella Roma del XIX secolo, la loro presenza contribuì a rinnovare il dialogo con la tradizione italiana e a restituire centralità all’affresco come forma di racconto monumentale.