Il Premio del Golfo tra Avanguardia futurista e ricerca postbellica.
Il Premio del Golfo della Spezia è uno dei riconoscimenti più importanti e longevi dell’arte contemporanea italiana. Nato nel secondo dopoguerra, ha contribuito in modo decisivo alla valorizzazione di artisti che hanno segnato la storia dell’arte del Novecento, mantenendo un forte legame con il territorio e con la cultura visiva italiana.
La fondazione futurista
Il Premio nasce ufficialmente nel 1933 per iniziativa di Filippo Tommaso Marinetti, fondatore del Futurismo, insieme a Tullio d’Albisola Righetti, Enrico Prampolini e Fillia.
Inserito nel clima delle grandi esposizioni futuriste, il Premio intendeva valorizzare una pittura capace di interpretare:
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dinamismo
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modernità
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rapporto tra arte, tecnologia e paesaggio
La prima edizione si svolse alla Spezia tra settembre e novembre 1933, ponendo il Golfo al centro del dibattito artistico nazionale. Tra i protagonisti di questa fase si ricorda Gerardo Dottori, figura centrale dell’aeropittura.
La rifondazione postbellica
Dopo l’interruzione dovuta al conflitto mondiale, il Premio viene rifondato nel 1949 per iniziativa del Comune della Spezia e di critici attivi nel panorama nazionale.
Questa seconda stagione segna il momento di massima rilevanza storica e collezionistica del Premio.
È in questo contesto che:
Gian Carozzi vince il Primo Premio nel 1949 con Metamorfosi della Grotta Azzurra, il Premio diventa un osservatorio privilegiato sull’arte italiana del dopoguerra.

Artisti e protagonisti
Nel corso delle sue edizioni, il Premio del Golfo ha visto la presenza e il riconoscimento di artisti oggi centrali nella storia dell’arte italiana, tra cui:
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Gian Carozzi
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Renato Guttuso
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Emilio Vedova
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Ennio Morlotti
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Giuseppe Santomaso
Il dialogo con ambienti vicini allo Spazialismo di Lucio Fontana e all’Informale europeo rafforza ulteriormente il profilo internazionale del Premio.
Caratteristiche tecniche e linguaggi
Il Premio del Golfo si distingue per una straordinaria apertura linguistica:
– dalla pittura futurista e aeropittorica
-all’informale materico
-fino all’astrazione lirica e gestuale
Questa pluralità riflette l’evoluzione dell’arte italiana lungo oltre tre decenni cruciali del Novecento.
Premio del Golfo. Un premio “scomodo”
Fin dalle prime edizioni futuriste, il Premio del Golfo si distinse per scelte considerate ardite e divisive. Alcune opere suscitarono forti reazioni da parte del pubblico più tradizionale, soprattutto per l’uso del colore e la scomposizione della forma.
Dal Futurismo all’Informale
Uno degli aspetti più affascinanti del Premio è la sua trasformazione ideologica:
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negli anni Trenta, esaltazione della modernità e del dinamismo
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nel dopoguerra, riflessione sulla materia, sul gesto e sulla condizione umana
Pochi premi italiani possono vantare una tale continuità attraverso linguaggi così diversi.
Opere entrate nelle collezioni pubbliche
Diverse opere premiate o esposte al Premio del Golfo sono confluite nel tempo nelle collezioni civiche della Spezia (oggi CAMeC), rafforzando il valore museale e documentario del Premio.
Un trampolino silenzioso
Per artisti come Gian Carozzi, il Premio del Golfo non fu solo un riconoscimento, ma un vero punto di svolta: un premio capace di aprire porte a gallerie, critici e istituzioni, senza clamore mediatico ma con grande peso critico.
