Hans Hartung e la nascita dell’astrazione
Hans Hartung nasce a Lipsia il 21 settembre 1904. Fin da giovanissimo mostra interesse per la musica, l’astronomia e il disegno; già nel 1922 sperimenta macchie, inchiostri e acquerelli astratti, anticipando una ricerca che svilupperà con grande coerenza per tutta la vita. Studia a Lipsia e Dresda, frequenta poi l’Académie d’André Lhote a Parigi e nel 1928 l’Accademia di Monaco. La Fondation Hartung-Bergman considera questi primi esperimenti degli anni Venti un momento decisivo nella nascita della sua astrazione.
Nel 1929 sposa la pittrice norvegese Anna-Eva Bergman. Dopo un periodo trascorso a Minorca, Hartung si stabilisce a Parigi nel 1935, entrando in contatto con artisti come Jean Hélion, Alexander Calder e Robert e Sonia Delaunay. La sua posizione di artista astratto e i rapporti con ambienti ostili al nazismo rendono sempre più difficile il rapporto con la Germania.
Gli anni della guerra
Allo scoppio della Seconda Guerra Mondiale Hartung rifiuta di combattere sotto la bandiera tedesca e si arruola nella Legione straniera francese. Dopo la sconfitta della Francia vive clandestinamente nel sud del Paese, quindi fugge in Spagna, dove viene incarcerato. Tornato nella Legione, nel 1944 viene gravemente ferito durante la battaglia dei Vosgi e subisce l’amputazione della gamba destra.
Dopo una lunga convalescenza riprende il lavoro interrotto dalla guerra. Ottiene la cittadinanza francese nel 1946 e nel 1947 tiene una personale alla Galerie Lydia Conti di Parigi.
Astrazione lirica e gesto controllato
Nel dopoguerra Hartung si afferma come una delle figure centrali dell’astrazione lirica e dell’Informale europeo. Il suo linguaggio è costruito attraverso segni, linee, graffi e campiture che possono apparire spontanei, ma che derivano spesso da un processo attentamente elaborato.
Per Hartung il gesto non è semplice automatismo. Nei lavori degli anni Cinquanta e Sessanta il segno viene studiato, ripetuto, ingrandito e trasformato fino a raggiungere un equilibrio preciso tra energia e controllo. La Fondation Hartung-Bergman sottolinea proprio come l’apparente immediatezza della sua pittura fosse spesso il risultato di una costruzione lenta e consapevole.
Il riconoscimento internazionale
Durante gli anni Cinquanta Hartung ottiene crescente riconoscimento in Europa e negli Stati Uniti. Nel 1960 riceve il Grand Prix international de peinture alla Biennale di Venezia, uno dei momenti decisivi della sua consacrazione internazionale.
Proprio all’inizio degli anni Sessanta la sua tecnica conosce una nuova trasformazione. Hartung sperimenta vernici industriali, spruzzatori, raschiature, lame, rulli, pennelli e numerosi strumenti non convenzionali. Il gesto pittorico si amplia, si fa più fisico e occupa superfici sempre più vaste.
Segno, graffio e sperimentazione
Il linguaggio maturo di Hartung nasce dal rapporto diretto tra corpo, strumento e superficie. Linee incise, fasci di segni, campiture nebulose, spruzzi e graffi non sono semplici effetti tecnici: diventano elementi costitutivi dell’immagine.
La sperimentazione attraversa pittura, disegno, fotografia e grafica. Negli anni Sessanta e Settanta l’artista approfondisce in particolare l’uso della spruzzatura e della raschiatura, ottenendo superfici nelle quali il gesto appare contemporaneamente rapido, controllato e irripetibile.
Hans Hartung e Anna-Eva Bergman ad Antibes
Negli anni Sessanta Hartung e Anna-Eva Bergman acquistano un terreno sulle alture di Antibes e progettano personalmente una villa con due grandi atelier.
La costruzione viene completata nel 1973 e da quell’anno i due artisti vi si stabiliscono stabilmente. Hartung organizza lì il proprio archivio, lavora intensamente e sperimenta nuovi strumenti e materiali fino agli ultimi anni della sua vita. La proprietà è oggi sede della Fondation Hartung-Bergman, creata nel 1994 per conservare e studiare l’opera dei due artisti.
La serie Farandole
Farandole: venti litografie tra segno e colore
Nel 1970, durante un soggiorno di lavoro a Barcellona, Hans Hartung realizza le venti litografie destinate alla suite Farandole, pubblicata nel 1971 da Ediciones Polígrafa insieme a un poema dello scrittore francese Jean Proal. Le stampe furono eseguite presso l’Atelier Polígrafa utilizzando, secondo le diverse tavole, procedimenti quali aerografo, pennello, matita, spruzzo e raschiatura.
Hartung trasferisce così nella grafica la stessa attenzione per il segno-gesto che caratterizza la sua pittura, sperimentando tuttavia combinazioni cromatiche particolarmente vivaci. Il catalogo ragionato sottolinea infatti come nella serie compaiano colori allora inconsueti rispetto a molta della sua precedente produzione a stampa.
Le litografie furono stampate su vélin Guarro Alfa. Il colophon documenta una struttura editoriale articolata: due edizioni di testa di 75 esemplari ciascuna, una numerata in cifre arabe e una in numeri romani, oltre a un’edizione ordinaria di 1.000 esemplari. Le diverse edizioni non comprendevano però esattamente le stesse tavole nelle medesime modalità; per questo è preferibile non definire genericamente l’intera serie come una semplice “edizione di 75 esemplari”.
Il ritmo della farandole
Il titolo richiama la farandole, tradizionale danza provenzale eseguita da più persone disposte in catena. Il riferimento è particolarmente suggestivo per una serie nella quale linee, graffi e campiture sembrano concatenarsi e propagarsi nello spazio secondo movimenti ritmici.
Non si tratta tuttavia di illustrazioni narrative della danza. Hartung spiegò che le litografie erano state realizzate prima di conoscere il testo di Jean Proal e che soltanto in seguito aveva riconosciuto nelle parole del poeta una consonanza con ciò che aveva già cercato di esprimere attraverso le immagini. Il rapporto tra poesia e grafica nasce quindi da un’affinità espressiva, non dalla traduzione visiva del testo.
All’interno della serie ogni tavola conserva una propria fisionomia tecnica e cromatica. Farandole 2, per esempio, combina aerografo e pennello in nero e giallo limone su vélin Guarro Alfa ed è registrata come RMM 306 – L 1970-2; Farandole 5, realizzata mediante grattage in nero sullo stesso tipo di carta, corrisponde invece a RMM 309 – L 1970-5.
Le venti tavole sono oggi documentate nel Catalogue raisonné des estampes de Hans Hartung di Rainer Michael Mason, basato anche sulla documentazione conservata dalla Fondation Hartung-Bergman.
Gli ultimi anni
Negli anni Settanta e Ottanta Hartung continua a rinnovare radicalmente il proprio linguaggio. Le opere diventano sempre più ampie e libere, realizzate con spruzzi, proiezioni di colore e strumenti capaci di amplificare il movimento del gesto.
Dopo la morte di Anna-Eva Bergman nel 1987, Hartung continua a dipingere con straordinaria intensità. Realizza la sua ultima tela nel novembre 1989 e muore ad Antibes il 7 dicembre 1989.
Opere di Hans Hartung disponibili in galleria
Egidi MadeinItaly presenta due litografie originali appartenenti alla suite Farandole, entrambe firmate e numerate.
Farandole 2, 1971
Farandole 2 appartiene alla tavola II della suite ed è catalogata RMM 306 – L 1970-2. La composizione è costruita attraverso un fitto segno nero attraversato da una presenza giallo limone, in uno degli esempi più efficaci del rapporto tra gesto, ritmo e spazio nella grafica di Hartung.
Scopri Farandole 2 disponibile in galleria →
Farandole 5, 1971
Farandole 5 appartiene alla stessa suite litografica ed è documentata nel catalogo ragionato delle stampe di Hartung come RMM 309. Anche in questa tavola il segno diviene protagonista assoluto della composizione, trasformando il movimento in ritmo visivo.
Scopri Farandole 5 disponibile in galleria →
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