Scuola di Resìna
Nella seconda metà dell’Ottocento, la vena sperimentale della Scuola di Posillipo trova un nuovo slancio nella cosiddetta Scuola di Resìna.
La Scuola di Resìna è una corrente artistica italiana sviluppatasi sul tema del Verismo, affine alla corrente dei Macchiaioli.
Questa corrente pittorica rappresenta l’altra importante esperienza figurativa dedicata al paesaggismo napoletano dell’Ottocento, dopo la conclusione della prima stagione romantica della Scuola di Posillipo.
I fondatori della Scuola di Resìna
I suoi fondatori furono Giuseppe de Nittis, Adriano Cecioni e Marco De Gregorio.
Giuseppe De Nittis
Giuseppe de Nittis ( Barletta,1846-Saint-Germain-en-Lay,1884) studio’ all’Accademia di Belle Arti di Napoli sotto la guida di Mancinelli e Smargiassi.
Di indole indipendente e insofferente verso qualunque tipo di schema, si mostrò disinteressato alle nozioni ed esercitazioni accademiche, tanto che fu espulso per indisciplina due anni più tardi.
Assieme ad altri pittori, fra cui Federico Rossano e Marco De Gregorio, si diede alla composizione all’aria aperta (dipingevano generalmente a Portici), specializzandosi nella riproduzione di paesaggi porticesi, partenopei e barlettani.
La nascita della scuola di Resìna
Nel 1864 fu notato da Adriano Cecioni e l’anno successivo fondò la Scuola di Resìna, corrente italiana sul tema del realismo.

Adriano Cecioni
Adriano Cecioni (Fontebuona 1836 – Firenze 1886) Pittore, scultore e critico d’arte italiano.
E’ riconosciuto come uno dei maggiori esponenti della scultura italiana dell’Ottocento. Strenuo sostenitore della corrente realista.
Dopo gli studi compiuti presso l’Accademia di Belle Arti di Firenze, con il maestro Aristodemo Costoli, nel 1859, come altri artisti della sua generazione, partecipò alla seconda guerra d’Indipendenza.
Al suo ritorno prese a frequentare il Caffè Michelangelo, ritrovo fiorentino delle avanguardie artistiche, avvicinandosi al movimento dei Macchiaioli.
Grazie ad una borsa di studio, dal 1863 al 1867 si trasferì a Napoli, dove diede vita con Giuseppe De Nittis, Federico Rossano e Marco De Gregorio alla cosiddetta « Scuola di Resìna ».

Marco De Gregorio
Marco De Gregorio (Resìna, 1829-1876) Pittore nato a Resìna (l’odierna Ercolano), frequentò la Scuola di Belle Arti di Napoli.
Nel 1863, insieme a Federico Rossano, Giuseppe De Nittis e Adriano Cecioni, diede vita al movimento artistico detto Scuola di Resìna
I luoghi della Scuola di Resìna
Il gruppo di pittori indipendenti si costituisce nel 1863 nella Reggia di Portici intorno allo studio del pittore Marco De Gregorio e presso l’antico caffè Simonetti.
Si scioglierà nel 1867 alla partenza di Giuseppe De Nittis per Parigi.
Il gruppo si distingueva per la predilezione alla pittura di paesaggio all’aria aperta, genere nel quale fu attuata un’interessante sperimentazione stilistica e tecnica.
Gli artisti della Scuola di Resìna
Tra gli artisti indipendenti ricordiamo che fecero parte della scuola ricordiamo Federico Rossano, Antonino Leto, Nicola Palizzi, Francesco Lojacono,Vincenzo Caprile, Raffaele Belliazzi, Alceste Campriani, e Edoardo Dalbono.
Federico Rossano
Federico Rossano (Napoli, 1835 – 1912) Frequentò’ i corsi di pittura alla Reale Accademia del Disegno di Napoli. Studiò con i pittori Gennaro Ruo e Giacinto Gigante.
Nel 1858 si trasferì a Portici insieme a Marco De Gregorio, Giuseppe De Nittis e Adriano Cecioni, con i quali fondò la Scuola di Resìna che si rifaceva al concetto di macchia in comunanza con i Macchiaioli toscani e con il verismo.
Nel 1875, dopo la morte di De Gregorio e su invito di De Nittis, si trasferì a Parigi dove rimase per circa venti anni, seguendo gli impressionisti ed in particolare Corot. Nel 1880 sposò Zelye Brocheton, figlia di un notaio di Soissons.
Partecipò a mostre sia in Francia che in Italia con grande successo, come nella personale a Parigi nel 1889, dopo aver esposto a Vienna nel 1873 ed a Londra nel 1880. Rientro’a Portici nel 1893. A Napoli ottenne la cattedra di pittura presso la Reale Accademia del Disegno, mantenendola fino al 1902. Partecipò alla Biennale di Venezia dal 1899 al 1905 e nel 1910.
Le sue opere sono presenti nei musei, come il Campo di grano del 1863, acquistato da Vittorio Emanuele II per la partenopea Galleria di Capodimonte, altre esposte nella Galleria d’Arte Moderna di Roma e nella collezione Grassi di Milano, ed in tutte le più importanti collezioni private.
Antonino Leto
Antonino Leto (Monreale 1844 – Capri 1913) La prima formazione di Antonino Leto si compie alla scuola di Luigi Barba e di Luigi Lojacono.
Ma l’incontro con quest’ultimo suscita una spontanea adesione alla pittura di paesaggio e ai dettami del vedutismo naturalistico, approfonditi dal soggiorno napoletano. Leto infatti, ancora una volta si mostrerà recettivo alle innovazioni, preferendo accompagnarsi ai pittori del gruppo di Resina, una libera unione fondata da Giuseppe De Nittis, Marco De Gregorio, Federico Rossano e il toscano Adriano Cecioni che vi portò il contributo teorico e le sperimentazioni dei macchiaioli. La scuola di Resina, aveva una poetica innovativa indirizzata verso una rappresentazione del paesaggio più libera, secondo una fedeltà al « vero » reso emozionante. E’ a questo periodo che risalgono gli studi sul colore e sulla luce delle opere vesuviane.

Nicola Palizzi
Nicola Palizzi (Vasto 1820 – Napoli 1870)
Appartenente ad una famiglia di pittori, i fratelli: Giuseppe, Francesco Paolo e Filippo. Ha fatto parte del gruppo di pittori della Scuola di Resìna.
Qui sotto l’iconica veduta di Napoli di Palizzi.

Francesco Lojacono
Francesco Lojacono (Palermo, 1838 – 1915) soprannominato ‘il pittore del sole”per la sua capacità di infondere luminosità alle proprie tele.

Edoardo Dalbono
Edoardo Dalbono (Napoli, 1841-1915). Esponente del Verismo.
Attivo nella seconda metà dell’Ottocento fino allo scoppio della Grande Guerra.
Temperamento stravagante praticava la pittura all’aria aperta amando cogliere i giochi di luce nelle prime ore dell’alba che poi trasfondeva nelle sue fantasiose scene di genere, in soffuse atmosfere pregne di poesia.
Eduardo Dalbono, apparteneva a una famiglia di artisti e letterati napoletani. La sua formazione artistica avvenne nell’ambito del movimento verista della Scuola di Resìna tra i suoi maestri Giuseppe Mancinelli, Filippo Palizzi e Domenico Morelli.
Partecipò a diverse esposizioni dove ebbe modo di fare apprezzare i suoi dipinti di soggetti storico-religioso. In seguito la sua produzione si concentrò su quadri di paesaggi e di genere d’ambito napoletano.
Nel 1897 divenne professore di pittura del Reale Istituto di Belle Arti di Napoli, mentre nel 1905 fu nominato curatore della Pinacoteca Nazionale.

Attilio Pratella
Attilio Pratella (Lugo di Romagna,1856 – Napoli, 1949)
Tra i pittori più amati dal collezionismo dell’Ottocento, si formò all’Accademia di Belle Arti di Bologna . Nel 1879 con Pietro Fragiacomo soggiornò a Venezia, dove visitò lo studio di Giacomo Favretto e apprese la maniera vibrante e briosa di Mariano Fortuny ed Ernest Meissonier.
Nel 1880 si trasferisce a Napoli città dove frequenta la Scuola di Resina e dove rimane per tutta la vita.

di Napoli Pratella
Vincenzo Caprile
Vincenzo Caprile (Napoli, 1856-1936) Pittore impressionista.
Uno degli animatori della Scuola di Resìna. Ritrattista e paesaggista, ebbe un legame viscerale con la sua Napoli, da cui si spostò di rado.
Le località italiane che esercitarono sull’artista un grosso fascino, oggetto delle sue opere furono, Napoli, Positano e Venezia.
Qui sotto lo splendido dipinto « L’acqua zurfegna a Santa Lucia’

Alceste Campriani
Alceste Campriani (Terni 1848- Lucca 1933) A Napoli a seguito del padre esule per motivi politici.
Dal 1862 al 1869 studiò all’Accademia di Belle Arti di Napoli dove fu anche professore. Qui conosce Giuseppe De Nittis con cui strinse una sincera e fruttuosa amicizia. Inoltre, affrescò insieme ad altri le sale del caffè Gambrinus. La sua pittura acquista alla fine del secolo un timbro più poetico, malinconico e soggettivo.

Le caratteristiche della pittura della Scuola di Resìna
Gli artisti della Scuola di Resìna si rifacevano ai pittori Macchiaioli e alla scuola di Barbizon. Dipingevano all’aria aperta,en plein air su piccole tele, scegliendo insolite visuali, stradine di campagna e lontane dalla città, frammenti di vita quotidiana, privilegiando punti di vista anticonvenzionali del paesaggio meridionale.
Una pittura autentica, priva di disegni preparatori, immediata e caratterizzata da una maggiore intensità tonale.
La Scuola di Resìna si sciolse nel 1867.
