Nel 2019 visitammo al Petit Palais di Parigi la grande retrospettiva dedicata a Vincenzo Gemito (1852-1929), uno degli scultori italiani più originali della seconda metà dell’Ottocento. La mostra, organizzata con il Museo e Real Bosco di Capodimonte, riuniva circa 120 opere e ripercorreva una vicenda artistica strettamente legata a Napoli, ma capace di conquistare molto presto anche Parigi e il pubblico internazionale.

Sculture Arte Moderna Vincenzo Gemito
Terracotta
Bruto

Una biografia fuori dall’ordinario

Abbandonato alla nascita alla ruota dell’Annunziata di Napoli e successivamente affidato a una famiglia adottiva, Gemito crebbe a stretto contatto con la realtà popolare della città. La sua formazione avvenne inizialmente nelle botteghe degli scultori Emanuele Caggiano e Stanislao Lista, mentre l’osservazione delle figure presepiali di San Gregorio Armeno e delle antichità conservate al Museo Nazionale contribuì profondamente alla sua cultura figurativa.

Ancora giovanissimo realizzò Il Giocatore, presentato alla Promotrice di Napoli e acquistato dalla Casa Reale per Capodimonte. Nei primi anni Settanta modellò inoltre intensi ritratti e figure di ragazzi napoletani, soggetti nei quali l’osservazione diretta della realtà prevale su ogni idealizzazione accademica.

Vincenzo Gemito a Parigi

Nel 1877 Gemito si trasferì a Parigi. Il suo realismo suscitò reazioni contrastanti, ma proprio la forza dei suoi giovani pescatori e delle sue figure popolari contribuì alla sua affermazione. L’anno seguente partecipò all’Esposizione Universale del 1878, ottenendo un riconoscimento internazionale destinato a consolidare la sua fama.

A Parigi entrò in rapporto con Ernest Meissonier e con altri protagonisti dell’ambiente artistico internazionale. La mostra del Petit Palais ha inoltre approfondito il dialogo di Gemito con Auguste Rodin e il rapporto della sua ricerca plastica con quella di Edgar Degas, la cui famiglia viveva a Napoli. Capodimonte ricorda anche la corrispondenza tra Gemito e Rodin e l’influenza esercitata dallo scultore napoletano sul lavoro di Degas.

Il realismo di Gemito

La forza di Gemito nasce dall’osservazione. Pescatori, ragazzi di strada, adolescenti e volti del popolo napoletano vengono modellati senza idealizzazione, ma con una straordinaria attenzione alla vitalità del gesto e dell’espressione.

Il suo Pescatore provocò scalpore nella Parigi del 1877 proprio perché rompeva con l’immagine pittoresca e rassicurante del giovane napoletano diffusa dalla cultura del Grand Tour. Capodimonte lo considera un vero manifesto del Verismo napoletano.

Accanto alla scultura, il disegno occupò un ruolo fondamentale nella sua ricerca. Il Petit Palais presenta infatti Gemito come scultore e disegnatore, autore tanto di ritratti quanto di studi e immagini di straordinaria libertà grafica.

La fonderia e la fusione a cera persa

Dopo il ritorno a Napoli, nel 1883, Gemito aprì con l’aiuto del barone Oscar de Mesnil una propria fonderia a Mergellina. Qui poté seguire direttamente le fusioni e controllare con particolare attenzione la resa delle superfici.

La fusione a cera persa, utilizzata da Gemito e praticata fin dall’antichità, permetteva di trasferire nel bronzo la sensibilità del modellato originario. Il procedimento prevedeva un modello, il rivestimento in cera, la creazione della forma refrattaria, la fuoriuscita della cera e infine la colata del metallo fuso. Dopo il raffreddamento seguivano nettatura, cesellatura e patinatura.

È proprio questo rapporto diretto con la materia a rendere particolarmente interessante collegare Gemito al nostro approfondimento Scultura che passione!, dedicato alle tecniche e alla presenza della scultura negli interni.

Dalla crisi al ritorno alla scultura

Gli anni successivi furono complessi. Le grandi commissioni di Umberto I, tra cui il monumentale Carlo V destinato al Palazzo Reale di Napoli e il progetto di un grande centrotavola d’argento, coincisero con una grave crisi personale documentata dalle fonti dell’epoca e dagli studi presentati nelle mostre recenti. Dopo il ricovero alla clinica Fleurent, Gemito attraversò un lungo periodo di isolamento, durante il quale continuò tuttavia a disegnare e a lavorare.

All’inizio del Novecento tornò progressivamente alla scultura, dedicandosi anche a soggetti ispirati all’antichità e a lavori preziosi in argento e metalli. La celebre Medusa del 1911, oggi al J. Paul Getty Museum, testimonia questa fase della sua ricerca: un’opera in argento parzialmente dorato che rielabora il tema antico della Gorgone attraverso una sensibilità ormai pienamente moderna.

Gemito tra Napoli e Parigi

La mostra del Petit Palais, aperta dal 15 ottobre 2019 al 26 gennaio 2020, fu la prima grande esposizione francese dedicata a Gemito. L’anno successivo il progetto proseguì a Napoli con Gemito. Dalla scultura al disegno, al Museo e Real Bosco di Capodimonte.

Rivedere riunite tante opere di Gemito a Parigi significava comprendere quanto la sua arte, pur profondamente napoletana, appartenesse pienamente alla cultura europea del suo tempo. Realismo, virtuosismo tecnico, disegno e conoscenza dell’antico convivono in un percorso difficilmente riducibile a un’unica definizione.

Se fosse stato il canovaccio di una serie tv avremmo pensato che gli autori si fossero spinto troppo in là con l’immaginazione.