Un rêve d’Italie. La collezione del marchese Campana.

“Giampietro Campana, il direttore del Banco dei Pegni di Roma, fu una delle figure più brillanti della società romana del suo tempo e una figura eminentemente romantica. Raccolse la più importante collezione privata del XIX secolo, ma spinto dalla passione per l’accumulo di opere d’arte, fu arrestato nel 1857 per appropriazione indebita, condannato al carcere e poi all’esilio.  La sua collezione fu messa in vendita.”

Sic transit gloria mundi… 

Il virgolettato iniziale é quello che si legge nella prima scheda che accompagna questa bellissima esposizione che si tiene al Louvre “Un rêve d’Italie: la collection du marquis Campana”  fino al 18 febraio 2019.

Con poche parole questa didascalia ci rende l’idea dell’incredibile parabola di questo personaggio con pochi eguali nel mondo del collezionismo.

Quello che colpisce di più sono le ultime laconiche parole della scheda “la sua collezione fu messa in vendita

Chissà cosa avrà provato il cuore di Campana; scampato alla prigione, in esilio, sul lastrico, vede le sue adorate cose volare via senza che lui potesse fare nulla.

Banchiere, ma anche imprenditore, mecenate, filantropo, archeologo e collezionista, Campana ha fatto parte di numerose istituzioni economiche, culturali e scientifiche in Italia e in Europa. Così recita una didascalia.

Marcellin Varcollier acquarello di Villa Campana
Giardino di Villa Campana di Marcellin Varcollier

Nella mostra si puó ammirare la sua stupenda Villa ora distrutta (vedi foto sopra), visitata anche dal Papa, che si trovava vicino San Giovanni Laterano strapiena di centinaia di opere d’arte, così come le altre sue dimore situate nel centro storico di Roma.

Risulta così ancora piú drammatico il suo rotolare inesorabilmente dalla gloria assoluta, alle patrie galere, tutto dovuto al suo compulsivo amore per le antichità.

Ma la sue disfatta, come vedremo, profitterà a qualcuno…..

A questo proposito é molto indicativo é il testo della recensione di questa mostra del prestigioso quotidiano Le Figaro:

“…poiché la Chiesa non può salvare il Mont-de-Piété e il popolo romano sta brontolando, decide di vendere. Le grandi potenze europee capiscono l’affare: L’Inghilterra fu la prima a fare il suo affare, …lo zar Alessandro II si mostrò determinato. Ha intascato i marmi più belli e i vasi antichi. Ora occupano un’intera ala del Museo dell’Ermitage di San Pietroburgo. Per quanto riguarda Napoleone III, si è deciso in ritardo ma ha fatto comprare tutto il resto. “

Povero il nostro Giovanni Pietro Campana marchese di Cavelli!

Ecco come é finito il suo sogno d’Italia (rêve d’Italie)!

Aldilà dell’epilogo, la vita in generale di Campana sembra giocata sul registro dell’ambiguo, della contraffazione, del borderline.

Anche la sua magnifica e sterminata collezione ha sempre avuto, come si legge su una scheda, una “réputation douteuse”(una reputazione dubbia)

Oltre le presunte malversazioni compiute da Campana durante la sua direzione del Monte di Pietà, la cattiva reputazione della collezione é dovuta ai tantissimi restauri che hanno subito i suoi oggetti, sopratutto i marmi antichi.

In una sala ad un certo punto si vedono una serie di statue greco-romane (vedi foto) presentate su di uno sfondo nero ater da rimanere stupefatti per la loro bellezza.

Particolarmente irresistibile é un busto di Antinoo, il favorito di Adriano.

Ebbene, l’entusiasmo si smorza un pó leggendo le schede di descrizione.

Il ” Cesare ” ha originali solo la parte inferiore e superiore, e la testa é stata rilavorata per assomigliare appunto al Divo Cesare, la statua detta di “Brutus” si viene a sapere trattarsi di una specie di Frankenstein con il corpo di una statua e la testa di un’altra.

Ma la delusione più forte viene dal nostro Antinoo, che appariva irresistibile.

Riporto la descrizione della scheda: “Solo una parte della testa è antica, mentre la parte alta del cranio, la corona di bronzo, e il busto sono delle aggiunte moderne”

Cosa dire? Tanto di cappello ai restauratori.

Nella sala accanto, facciamo anche la conoscenza di alcuni di loro; si tratta dei fratelli Pennelli, eredi del capostipite Pierre Blanc, scultore marsigliese arrivato a Roma intorno al 1830.

La mostra é un continuo viaggio all’incontro di cose sublimi, dalle maioliche dei Della Robbia, ai fondi oro, dalla stupenda croce concepita da Giotto, all’immensa battaglia di Paolo Uccello, passando per i gioielli ed i reperti  etruschi e romani.

Un magnifico esempio della innata capacità dell’arte italiana di creare il Bello assoluto.

Insomma una mostra da non perdere.

Un rêve d’Italie: la collection du marquis Campana

Museo Louvre – Hall Napoleon

dal 7 novembre 2018 al 18 febbraio 2019