Padre Benedetto Papale
Padre Benedetto Papale fu uno degli ultimi grandi figurinai siciliani dell’Ottocento, frate dell’Ordine dei Minimi e figura centrale nella tradizione artistica legata alla terracotta, al presepe e alle scenografie luminose popolari. È ricordato soprattutto per i disegni dell’illuminazione notturna della scala monumentale di Santa Maria del Monte a Caltagirone, una delle più suggestive manifestazioni decorative della Sicilia.
Padre Benedetto Papale e il presepe monumentale di Modica
Tra le opere più importanti legate a Padre Benedetto Papale vi è il presepe monumentale permanente realizzato per la chiesa di Santa Maria di Betlem di Modica.
L’opera fu costruita insieme alla bottega dei maestri figurinai Bongiovanni e Vaccaro, composta da Giuseppe, dai figli Salvatore e Giacomo, e dall’allievo Giacomo Azzolina.
Le terracotte di Bongiovanni e Vaccaro sono oggi ricercate da collezionisti e appassionati di arte siciliana per la loro qualità artistica e il loro valore storico.
Il presepe, presentato al pubblico nel 1881, è formato da oltre sessantadue figure in terracotta inserite in un paesaggio che richiama la campagna locale. Lo stesso anno veniva pubblicato I Malavoglia di Giovanni Verga: una coincidenza significativa, perché queste figurine in terracotta sembrano anticipare i modi della rappresentazione verista.
Terracotta, verismo e collezionismo
L’eccezionalità di queste sculture sta nella loro capacità di rappresentare dal vero, con intenso realismo, contadini, pastori, popolani e figure umili della Sicilia ottocentesca. Sono gli stessi protagonisti che, pochi anni dopo, diventeranno centrali nelle pagine di Giovanni Verga.
Queste figure in terracotta non erano soltanto oggetti devozionali o decorativi: entrarono anche nel gusto del collezionismo delle classi agiate, diventando simbolo di cultura, status sociale e attenzione verso la tradizione popolare siciliana.
Si può parlare, dunque, di un vero verismo figurativo, precedente e parallelo a quello letterario. Non a caso Verga cita direttamente un presepe di Bongiovanni in Mastro don Gesualdo del 1889:
“Non guardò a spesa per far stare contenta Isabellina in collegio: dolci, libri, colle, figure, immagini di santi, noci col Bambin Gesù di cera dentro, un presepio di Bongiovanni che pigliava un’intera tavola: tutto ciò che avevano le figlie dei primi signori, la sua figliuola l’aveva”.
Questa citazione crea un significativo rimando tra arte plastica, letteratura verista e società siciliana dell’Ottocento.
(tratto da Valentina Bruschi)
