Danae è una delle figure della mitologia greca che più hanno affascinato i pittori. La sua storia unisce una profezia, una prigionia e l’immagine sorprendente di Zeus che raggiunge la giovane sotto forma di pioggia d’oro.
La profezia di Acrisio
Danae era figlia di Acrisio, re di Argo. Quando un oracolo gli annunciò che sarebbe morto per mano di un nipote, il re decise di rinchiudere la figlia per impedirle di avere un bambino. Ma con i miti nulla è scontato, ed è qui che entra in gioco Zeus.
Zeus raggiunse Danae nella sua prigionia trasformandosi in una pioggia d’oro. Dalla loro unione nacque Perseo, il futuro eroe che avrebbe sconfitto Medusa. Acrisio fece allora allontanare madre e figlio, affidandoli al mare in una cassa. La loro storia, tuttavia, non finì lì. Una leggenda vuole che Danae finì i suoi giorni in Italia, e forse è vero, visto quanto la sua storia sia stata amata e rappresentata dai pittori italiani.

Danae e la pioggia d’oro nella pittura
Per un pittore, l’arrivo di Zeus era un soggetto ricco di possibilità: permetteva di rappresentare nello stesso istante la figura di Danae, la luce e l’evento soprannaturale. L’oro diventava così un elemento visibile del racconto, capace di trasformare una stanza chiusa in una scena mitologica.
Il tema attraversa secoli di pittura europea. Tra le sue interpretazioni più celebri vi è la Danae dipinta da Tiziano nel Cinquecento, oggi al Museo di Capodimonte.
Un dipinto del primo Seicento passato dalla nostra galleria
Anche il dipinto Danae e la pioggia d’oro, già presentato da Egidi MadeinItaly, raffigura questo episodio. Si tratta di un grande olio su tela del primo Seicento, attribuito a un seguace veneto di Jacob de Backer. La sua storia ci offre l’occasione di tornare al mito e di osservare come un racconto antico potesse prendere forma nella pittura.
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