Biografie Giuseppe Capogrossi

Giuseppe Capogrossi  Roma 1899-1972

Pittore maggiore italiano del Novecento la cui carriera ha attraversato temporalmente l’età d’oro delle avanguardie.

Non a caso, come quasi tutti i suoi colleghi, fece un lungo soggiorno a Parigi tra il 1927 e il 1933.

Dobbiamo sempre avere in mente che la Parigi artistica di quegli anni era il corrispondente della Roma del 1700, quando non ci si poteva dichiarare artisti se non si era fatto il Grand Tour nelle maggiori cittá d’arte italiane come Venezia, Firenze, Napoli e, naturalmente, la Capitale.

Tornato a Roma, confluisce nel movimento della Scuola Romana; tanto per rinfrescare la memoria, ricordiamo qualche nome di questa importante corrente: Corrado Cagli (Ancona 1910 – Roma 1976), Emanuele Cavalli (Lucera 1904 – Firenze 1981) e Fausto Pirandello (Roma 1899 – 1975), figlio di Luigi il grande scrittore.

 

Biografie Giuseppe Capogrossi
Firma dell’ Artista della Scuola Romana Giuseppe Capogrossi

A questo movimento spesso certa critica associa anche la famosa Scuola di via Cavour, la quale prende il nome dalla prima abitazione di due grandi artisti Mario Mafai (Roma 1902 – 1965) e la sua compagna

Biografie Giuseppe Capogrossi
Capogrossi et Antonietta Raphaël Mafai
Artisti della Scuola Romana

Antonietta Raphaël Mafai (Kaunas 1895 – Roma 1975).

Tornando al nostro Giuseppe Capogrossi, suoi primi dipinti, seppur figurativi, risentivano molto delle atmosfere delle Avanguardie; d’altronde un artista non puó soggiornare nella Parigi degli anni ´30 senza pagare dazio.

L’ambiente frequentato dal nostro artista era animato da giganti del calibro di Pablo Picasso (Malaga 1881 – Mougins 1973), George Braque (Argenteuil 1882-Parigi 1963) e Amedeo Modigliani (Livorno 1884-Parigi 1920) tanto per citarne qualcuno.

Salta all’occhio, osservando i primi ritratti di Capogrossi quanto questi risentissero dell’ influenza del Cubismo, così come le sue ballerine ed i nudi degli esordi concedessero molto al movimento artistico chiamato Costruttivismo.

Ma un artista di talento, come lo era Capogrossi, é capace di sviluppare una propria originale poetica; così infatti, già a partire dal 1945, elabora il proprio stile attraverso quadri come le nature morte e volti di personaggi di uomini e donne dalla grande introspezione psicologica.

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Giuseppe Capogrossi
Ritratto Muliebre 1932

Nel 1950 il suo stile era ormai compiuto: i suoi tratti, che risentono della collaborazione con Corrado Cagli ed i suoi “motivi cellulari” erano concepiti già come come un linguaggio, un codice privato, comunque accessibile a tutti.

É in questo momento che Giuseppe Capogrossi elabora il suo segno distintivo che é diventato un’icona dell’arte moderna internazionale: quelle figure astratte che si fronteggiano, magnetizzandosi fino a formare quasi un ovale.

Capolavoro in questo stile è il quadro intitolato Superficies 28 del 1952 appartenuto al leggendario mercante d’arte americano Léo Castelli di New York. Capogrossi in questo periodo partecipa attivamente alla creazione del movimento artistico denominato Origine, in collaborazione con gli artisti Mario Ballocco (Milano 1913 – 2008), Alberto Burri (Città di Castello 1915-Nizza 1995) ed Ettore Colla (Parma 1896-Roma 1968).

Biografie Giuseppe Capogrossi
Burri e Capogrossi
Artisti Italiani di Arte Moderna

Inevitabile, arriva la sua consacrazione a livello internazionale. Nel 1950 è invitato da Tapie alla mostra Véhémences Confrontées alla galleria Nina Dausset di Parigi in rue du Dragon. Insieme ad artisti che oggi rappresentano l’apice dell’arte mondiale quali Jackson Pollock (Cody 1912-Long Island 1956) e Willem De Kooning (Rotterdam 1904-New York 1997).

Biografie Giuseppe Capogrossi
Capogrossi e Pollock
Artisti a Parigi

Qualche anno dopo aderisce al Movimento Spazialista di Milano insieme, tra gli altri a Lucio Fontana (Rosario 1899-Comabbio 1968)

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Giuseppe Capogrossi e
Agostino Bonalumi
Movimento Spazialista

Agostino Bonalumi (Vimercate 1935-Desio 2013) e Roberto Crippa (Monza 1921-Bresso 1972)

Al vertice della sua opera artistica, in alcuni suoi dipinti riesce ad ottenere un effetto ottico dove, tra il segno bianco e quello nero, fa emerge una striscia rossa, vero fulcro radiante dell’immagine.

Negli anni ´60 produsse delle opere rarissime chiamate Rilievi; una delle maggiori fu presentata a Venezia nel 1966 alla galleria Cavallino.

Attraverso un prezioso lavoro di sovrapposizioni di materiali vari, tra cui il sughero, riuscì a donare a questi suoi capolavori una poetica bidimensionalità.

Rendiamo omaggio a questo grande artista romano del´900.