Riccardo Gatti, maestro della ceramica futurista a Faenza
Riccardo Gatti, ceramista, scultore e pittore italiano, nacque a Faenza il 3 aprile 1886 e vi morì il 29 giugno 1972.Figura significativa della ceramica italiana del Novecento, legò la propria ricerca alla straordinaria tradizione artistica faentina, attraversando le esperienze del primo secolo fino all’incontro con il Futurismo e alla successiva sperimentazione sui riflessi e sui lustri metallici.
La formazione e il Cenacolo Baccariniano
Gatti si formò alla Scuola d’Arti e Mestieri di Faenza, dove studiò disegno e plastica sotto la guida del pittore Antonio Berti. Parallelamente entrò nella fabbrica di maioliche dei fratelli Venturino e Virginio Minardi, apprendendo soprattutto da Virginio Minardi i procedimenti tecnici della ceramica.
La sua giovinezza si svolse nell’ambiente culturalmente fertile del cosiddetto Cenacolo Baccariniano, che riuniva alcuni dei protagonisti più interessanti dell’arte faentina del primo Novecento. Accanto a Domenico Baccarini operarono infatti personalità quali Pietro Melandri, Domenico Rambelli, Giovanni Guerrini, Ercole Drei, Francesco Nonni, Orazio Toschi e Giuseppe Ugonia.
Nel 1906 Gatti partecipò alla Mostra di arti figurative faentine, mentre nel 1908 ottenne un riconoscimento all’Esposizione Torricelliana di Faenza con un’opera plastica. Tra il 1909 e il 1911 frequentò inoltre l’Accademia di Belle Arti di Firenze, approfondendo la propria formazione artistica.
La nascita della Bottega Gatti
Dopo la Prima guerra mondiale Riccardo Gatti riprese l’attività ceramica a Faenza. Lavorò prima presso le Manifatture Ceramiche già Fabbrica Farina e successivamente presso la Faventia Ars, fino alla decisione di intraprendere un percorso autonomo.
Nel 1928 fondò la propria bottega ceramica, destinata a diventare uno dei laboratori più significativi della produzione artistica faentina del XX secolo. La continuità di questa esperienza è ancora oggi testimoniata dal Museo Riccardo Gatti, inaugurato nel 1998 negli ambienti storici della manifattura.
Riccardo Gatti e la ceramica futurista
Il 1928 rappresentò un momento determinante nella carriera di Riccardo Gatti ceramista. L’incontro con lo scrittore e giornalista Giuseppe Fabbri avvicinò infatti la sua bottega alle ricerche del Futurismo.
Il 28 ottobre dello stesso anno, nelle sale della Società Musicale “Giuseppe Sarti” di Faenza, si tenne la Prima Mostra Ceramica Futurista, inaugurata da Filippo Tommaso Marinetti. La manifattura di Gatti tradusse in ceramica invenzioni grafiche e decorative legate, tra gli altri, a Giacomo Balla e Mario Guido Dal Monte.
Questa esperienza costituisce uno degli episodi più interessanti dell’applicazione dell’estetica futurista alle arti decorative: forme, superfici e oggetti d’uso quotidiano divennero terreno di sperimentazione per un linguaggio fondato sul dinamismo, sulla sintesi e sulla modernità.
Nel 1929 Gatti partecipò all’Esposizione Internazionale di Barcellona e alla mostra “Trentatré Futuristi” della Galleria Pesaro di Milano, dove figurò, insieme a Tullio d’Albisola, tra i ceramisti presenti con opere del nuovo indirizzo.
Giò Ponti e la ricerca degli anni Trenta
Durante gli anni Trenta la produzione di Riccardo Gatti conobbe un’ulteriore evoluzione. Il confronto con Giò Ponti, interessato al rinnovamento dell’artigianato artistico italiano, contribuì a orientarlo verso nuove soluzioni formali e decorative.
Gatti intensificò in particolare la sperimentazione sugli smalti opachi, i riflessi e i lustri metallici, ottenendo superfici caratterizzate da iridescenze e tonalità profonde. Questa ricerca tecnica divenne uno degli elementi più riconoscibili della produzione della Bottega Gatti.
Partecipò alle Triennali di Milano e a numerose esposizioni italiane e internazionali. Tra i riconoscimenti ricevuti figurano premi a Bologna e Firenze, la partecipazione all’Esposizione Internazionale di Parigi del 1937 e la medaglia d’oro ottenuta a Berlino nel 1938.
Le opere del dopoguerra
Nel secondo dopoguerra Gatti sviluppò ulteriormente la propria attività di scultore e plasticatore, realizzando anche lavori monumentali destinati a edifici civili e religiosi.
Parallelamente, la sua ceramica si orientò verso forme antropomorfe, zoomorfe e astratte, senza abbandonare la ricerca tecnica sugli smalti e sui riflessi che aveva caratterizzato le stagioni precedenti.
L’importanza di Riccardo Gatti nella storia della ceramica del Novecento è oggi documentata sia nelle raccolte del Museo Internazionale delle Ceramiche in Faenza, sia nel Museo Riccardo Gatti, che conserva opere risalenti già al 1908 e testimonia l’evoluzione della sua ricerca dalla formazione giovanile alla stagione futurista e alle esperienze della maturità.
Hai un’opera di Riccardo Gatti e vuoi venderla?
Chiamaci al numero 3356585431 o inviaci un WhatsApp al 3356585431
DI NOI TI PUOI FIDARE
Massime valutazioni, competenza, serietà
Visita il nostro sito di acquisto antichità.
