Gli esordi di Riccardo Gatti a Faenza sono eguali a quelli di Pietro Melandri.

Nei primissimi anni del Novecento, incomincia giovanissimo a disegnare e a modellare accanto ai prodigiosi talenti di Domenico Baccarini, Ercole Drei, Giovanni Guerrini, Francesco Nonni, Giuseppe Ugonia ed altri ancora.

Mentre frequenta la faentina scuola di arti e mestieri, diventa allievo di Virginio Minardi ed inizia ad operare presso la fabbrica di quest’ultimo.

Si metterà in proprio intorno al 1927, dopo essersi licenziato dalla “Faventia Ars” di Castellani e Masini,  già continuatori della ditta Minardi

Consigliato dallo scrittore e giornalista Giuseppe Fabbri, promotore dell’ organizzazione di produzione e vendita di ceramiche futuristiche, adatterà  alle forme delle sue ceramiche, i decori tratti dai cartoni di Balla e Dal Monte condividendone lo spirito.

Esporrà tali opere alla Mostra Futurista, dell’ottobre 1928 inaugurata da Filippo Tommaso Marinetti, nelle sale della Società Musicale “G. Sarti”.

Anche i ceramisti Mario Ortolani ed Anselmo Bucci aderiranno all’attivismo produttivo della organizzazione per la ceramica futurista voluta dal Fabbri.

È  interessante riportare il giudizio di Tullio d’Albissola che ebbe al fianco Gatti  nella mostra milanese  “Trentatré Futuristi” su quelle creazioni: “

nel settembre del 1928,  anche il ceramista fiorentino Riccardo Gatti esegui alcune ceramiche futuriste su cartoni di Balla e altri.. ma nella zona madre della maiolica la creta non obbedì docilmente alle estrose invenzioni dei novatori…”

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