Mario Schifano il pioniere della Pop Art Italiana e la sua vita ribelle
Mario Schifano, nato nel 1934 e scomparso nel 1998, è stato un artista visionario che ha catturato l’essenza degli anni ’60 con un mix esplosivo di Pop Art, avanguardie storiche e sperimentazioni audaci. Dalla Libia coloniale ai graffiti rock e ai film sperimentali, Schifano ha incarnato la metamorfosi dell’Italia post-bellica, diventando un’icona di creatività irrefrenabile e ribellione artistica
Mario Schifano infanzia in Libia e ritorno a Roma nel dopoguerra
Mario Schifano nacque il 20 marzo 1934 ad Homs, in Libia italiana, dove il padre archeologo lavorava fino alla fine della Seconda Guerra Mondiale. Dopo il conflitto, la famiglia tornò a Roma, immergendosi nel fermento della ricostruzione. Schifano, restio allo studio tradizionale, fu indirizzato dal padre al Museo Etrusco di Villa Giulia come aiuto restauratore. Lì, come raccontò lui stesso, invece di pulire i cocci etruschi, rubava pennelli per dipingere in solitudine, dando vita alle sue prime creazioni spontanee. Questo episodio segnò l’inizio di una carriera che avrebbe ridefinito l’arte italiana degli anni ’60.
Prime esposizioni di Mario Schifano dalle Collettive Romane al successo internazionale
La carriera espositiva di Mario Schifano decollò negli anni ’50 con mostre collettive che lo posiziarono tra i talenti emergenti. Nel 1959, partecipò alla collettiva organizzata da Emilio Villa presso la Galleria Appia Antica, esponendo accanto a giganti come Francesco Lo Savio, Piero Manzoni e Giuseppe Uncini.
Nel 1960, arrivò la prima personale alla Galleria La Tartaruga di Plinio De Martiis, in via del Babuino 196 a Roma, mentre un’altra collettiva alla Galleria La Salita di Gian Tommaso Liverani (Salita San Sebastianello) lo vide fianco a fianco con Ugo Attardi, Tano Festa, Lo Savio e Uncini. Il testo critico di Pierre Restany introdusse il suo stile innovativo, mescolando astrazione e quotidianità.
I Monocromi di Mario Schifano
Nel 1960, Schifano esordì con i celebri Monocromi, opere su carta applicata a tela con smalti vividi. Queste tele minimaliste introducevano già elementi pop: parole, slogan pubblicitari e inserti testuali che anticipavano la cultura di massa. Abbandonati presto i monocromi puri, l’artista passò a raffigurare icone della contemporaneità, come la mitica bottiglia di Coca Cola – un omaggio condiviso con Andy Warhol, incontrato a New York nei primi anni ’60. Questa transizione segnò il ponte tra astrazione e consumismo, rendendo Schifano un precursore della Pop Art italiana.
Dal New Dada alla Pop Art: Mario Schifano e The New Realists a New York
Ottobre 1962: invitato da Pierre Restany, Schifano partecipò alla storica mostra The New Realists alla Sidney Janis Gallery di New York, accanto a Mimmo Rotella, Enrico Baj e Tano Festa. Questo evento segnò il passaggio dal New Dada alla Pop Art globale, con Schifano come interprete italiano di un movimento nato in Inghilterra e esploso negli USA. Negli anni ’60, incarnò la Pop Art “all’italiana”: ironica, critica e radicata nella metamorfosi sociale del Belpaese, dilagando in Europa dalla metà del decennio.
Nel 1963, alla Galleria Odyssea di Roma, presentò Tutta Propaganda, un’opera che “mette tra parentesi” i referti mediatici, sospendendo il giudizio. Come scrisse Cesare Vivaldi: “Schifano rifiuta l’infantilismo brutale della Pop Art per puntare a un ‘grande stile’ moderno”.
La grande novità di questa pittura sta nel modo in cui ogni singolo referto è messo tra parentesi, il che comporta una sospensione del giudizio.(…) Schifano rifiuta l’infantilismo, la voluta Idiozia brut della Pop Art, per puntare risolutamente sulla via di un possibile ‘grande stile’ moderno.Cesare Vivaldi
Mario Schifano Rockstar. Il Gruppo “Le Stelle di Mario Schifano“
Sempre un passo avanti, nel 1967 Schifano fondò il gruppo rock Le Stelle di Mario Schifano, suonando cult come “Grande angolo, sogni e stelle” al Piper Club di Roma. Con abiti alla moda, jeans stracciati e stivali da cowboy, anticipò lo stile rockstar, fondendo arte e musica in un’esplosione di vitalità.
Mario Schifano regista “Umano Non-Umano”
Pioniere del cinema sperimentale in Italia, Schifano diresse il lungometraggio Umano Non-Umano (1969-1971), con star come Carmelo Bene, Alberto Moravia, Sandro Penna e Giuseppe Ungaretti. In parallelo, dipinse “chilometri di tele e affreschi”, in una produzione instancabile. La sua vita fu un turbine: tossicodipendenza, arresti, amori con muse come Anita Pallenberg (condivisa con i Rolling Stones) e Marianne Faithfull, culminati in incontri epici alla Factory di Warhol. Un vero “uomo del Rinascimento” moderno.
L’aneddoto con la Famiglia Agnelli
Celebre l’episodio con Gianni e Marella Agnelli: incaricato di affrescare il loro palazzo romano, Schifano decorò le pareti con scioperanti rossi, falci e martelli, e libretti di Mao. Non apprezzato, lo sostituì con palme serene – un tocco di ironia che rivela la sua creatività provocatoria.
Serie famose di Mario Schifano da Monocromi a Tuttestelle
Tra le serie iconiche: Monocromi, Paesaggi Anemici, Propagande, Ossigeno Ossigeno, Tuttestelle, Oasi, Compagni-Compagni e Sintetico dall’Inventario. Nato per ritrarre un’epoca in mutazione, Schifano “scaricò tutto in una vitalità irrefrenabile sulle tele”, come disse Vittorio Sgarbi.
Si spense a Roma il 26 gennaio 1998, lasciando un segno indelebile nell’arte italiana ed europea, dal boom economico alla contemporaneità.
Da Duchamp al Futurismo
Dal 1964 al 1966,Mario Schifano rilegge i temi delle avanguardie storiche, da Duchamp al futurismo. Da Picabia alle cronofotografie di Marey e Muybridge.
L’interesse per il recupero di questi soggetti si accompagna alla sperimentazione di materiali e nuovi supporti come la plastica e il plexiglass trasparente.
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