Bongiovanni e Vaccaro

Giacomo Bongiovanni porta la vita quotidiana all’interno della scena religiosa, attraverso la fedele restituzione della naturalezza dei gesti e delle espressioni.
Non solo i personaggi sacri.  Anche i protagonisti della vita reale del paese: i contadini che tornano a casa sul dorso dell’asino, i mendicanti, i bambini, i cacciatori, i nonni che intrattengono i nipoti e i suonatori ambulanti.
La vita vissuta diventa parte delle scena sacra, lo scenario sociale in trasformazione, l’atteggiamento delle persone, i vestiti e i gesti comuni.
Le figurine, alte circa 30cm ed eseguite con notevole maestria, sono curate nei più minuti particolari; sono spesso colte in movimento, con volti e mimiche della vita quotidiana della società contadina.
Il nipote di Giacomo Bongiovanni, Giuseppe, divenne il classico discepolo che supera il maestro: continuò l’attività della bottega firmandosi Bongiovanni Vaccaro, riscosse riconoscimenti in Italia ed in Europa ( Esposizione di Londra del 1962, di Vienna del 1873) e ampliò il repertorio tematico dei soggetti, includendovi temi allegri e goderecci, appresi durante una permane a Napoli, oltre ai personaggi della borghesia e dell’aristocrazia del tempo, soggetti storici e mitologici.
Il successo della bottega Bongiovanni Vaccaro fu da traino per altri artigiani che, durante l’Ottocento, si specializzarono in questa arte particolare che fu ‘l’unica e singolare e sentita manifestazione d’arte che ci offre la ceramica caltagironese nella,seconda metà del secolo XIX, in un momento di decadenza legato all’uso del cemento nei pavimenti, alla concorrenza delle terraglie continentali, nonché alle produzioni delle industrie napoletane meglio organizzate.
Tutti questi elementi avevano dato un colpo fatale alla ceramica di Caltagirone.
Tra le figure di artigiani formati nella bottega Bongiovanni Vaccaro, Francesco Bonanno occupa un posto rilevante. Nonostante la produzione limitata a causa della sua morte improvvisa, a soli quarantacinque anni, nel 1868.
I suoi lavori colpiscono per la maestria nell’utilizzo dei colori e per la caratterizzazione psicologici dei briganti, dove sembra voler mostrare anche il lato buono dei malviventi, come a descrivere la complessità dell’animo umano.
Due delle sue statuette si trovano sulla scrivania di Giuseppe Verdi nella casa-Museo a Villanova sull’Arda (Piacenza).